Venerdì IV Settimana del Tempo Ordinario
Eb 13,1-8 Sal 26 Mc 6,14-29
“Nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri” (Mc 6,20)
La vicenda del Battista e di Erode insegna che, a prescindere dal desiderio di cercarla, e anche della docilità con cui si ascolta, la verità ha in se stessa il potere di attrarre. C’è qualcosa di bello nell’ascoltare la verità. Anche quando è scomoda e anche quando, come per Erode, lascia perplessi o, più letteralmente, “mette molto a disagio”. E, una volta ascoltata, si impara a riconoscerne “la voce”. Anche Erode, infatti, pur finendo in conclusioni sbagliate, intuisce il legame tra il Battista e le voci che sente sul conto di Gesù. Purtroppo per Erode però, il suo operare malvagio gli impedisce di accogliere la “giustizia e la santità” che riconosce in Giovanni e nelle sue parole. Operando il male finisce per essere egli stesso causa della sua molta tristezza. Invece chi fa la verità viene verso la luce (Gv 3,21).
Dalla Leggenda dei tre Compagni [FF 1463]
Era un predicatore che diceva la verità […]. Non ricorreva ad alcuna adulazione, sprezzava le blandizie del parlare, perché quello che proponeva agli altri con la parola, prima lo aveva inculcato a se stesso con le opere, cosicché era in grado di annunziare senza alcuna titubanza la verità. Anche molti letterati e persone dotte ammiravano l’efficacia del suo parlare e quella verità che nessun uomo gli aveva insegnato, accorrendo per vederlo e ascoltarlo, come uomo di un altro mondo.
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