Venerdì IV settimana di Quaresima
Sap 2,1.12-22 Sal 33 Gv 7,1-2.10.25-30
“Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora” (Gv 7,30)
A partire dalla guarigione del paralitico in giorno di sabato, Gesù si è attirato l’ira dei capi del popolo. Il suo insegnamento provoca negli uditori sentimenti contrastanti. I segni che compie in alcuni provocano la fede, ma la libertà di Gesù rispetto ai precetti della Legge provoca invidie e dura opposizione. Nel brano di oggi, letto alla luce della prima lettura, si svela la stoltezza di chi pensa di conoscere ciò che riguarda Gesù e la figura del Messia. Ma Gesù con chiarezza rivela che la vera conoscenza è conoscere il Padre. La presunzione dei suoi contemporanei li porta a “sragionare”. Mentre Gesù – pur minacciato – parla liberamente perché conosce l’amore del Padre e sa che la sua ora, l’ora in cui sembrerà che il male avrà la meglio, rimane sotto il potere del Padre.
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano [FF 805-806]
Quando sentì vicini gli ultimi giorni, nei quali alla luce effimera sarebbe succeduta la luce eterna, mostrò con l’esempio delle sue virtù che non aveva niente in comune con il mondo. Sfinito da quella malattia così grave, che mise termine a ogni sua sofferenza, si fece deporre nudo sulla terra nuda, per essere preparato in quell’ora estrema, in cui il nemico avrebbe potuto ancora sfogare la sua ira, a lottare nudo con un avversario nudo […]. Poi il santo alzò le mani al cielo, glorificando il suo Cristo perché poteva andare libero a lui senza impaccio di sorta.
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