Venerdì VI Settimana Tempo ordinario
Gn 11,1-9 Sal 32 Mc 8,34-9,1
Nel vangelo di oggi guardiamo tre verbi importanti. Il primo: “rinnegare”, che nel greco è spesso usato per indicare l’apostasia. Vuol dire quindi porre un taglio netto con uno stato precedente, prendere le distanze – in questo caso – da sé stessi. La seconda azione: “prendere la croce”: nel linguaggio di Marco la croce coincide con il vangelo. Questo gesto richiesto al discepolo vuol dire non solo imitare il Maestro, ma anche ricevere la rivelazione della sua identità più profonda. La croce è lo “squarcio” del velo di separazione tra Dio e l’uomo. Fissandola, capiamo chi è il Figlio di Dio, amore senza misura. Contemplandola, diventiamo, passo dopo passo, discepoli e testimoni credibili. Ecco il terzo verbo: “seguire lui”: prendere le distanze dal proprio io per avvicinarsi a Gesù, facendo proprio l’amore per il Padre e per i fratelli.
“Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me”. (Gal 2,20)
“La bellezza di Dio, che è umiltà, pazienza e mansuetudine, induce Francesco a scegliere la povertà, sperimentata nell’umiltà della Incarnazione e nella carità della Passione. Questa povertà evangelica conduce Francesco all’umiltà del cuore e alla radicale espropriazione di sé, alla compassione verso i poveri e alla condivisione della loro vita. Questa è la forma che prende in lui il “rinnegare sé stesso” (Mc 8,34). È un capovolgimento, un ribaltamento di prospettiva. (…) è rompere la fedeltà con sé stesso, indirizzando la fedeltà verso Gesù. Un distacco profondo, più significativo dello stesso abbandono del padre e del mestiere. Allora, rinnegare sé stessi è rinunciare agli ideali vecchi, alla propria logica, alle abitudini, ai punti di vista, per restare come Francesco “nudo sulla nuda terra”.
(DA “La Pasqua del gusto”, meditazione sul Testamento di san Francesco di Fr. Felice Cangelosi, OfmCap)
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