Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Pierina Morosini, francescana secolare e martire (1931-1957), beata

Pierina nacque il 7 gennaio 1931 a Fiobbio (Bergamo). Entrò a far parte ben presto dell’Azione Cattolica. Poco più che quindicenne, fu assunta nel Cotonificio Honegger di Albino, dove cominciò a lavorare prima come addetta alle pulizie del reparto e dei telai, poi come apprendista e aiutante delle altre operaie, infine divenne operatrice ai telai. Nell’aprile dello stesso anno, durante un ricovero ospedaliero dovuto a un incidente sul lavoro, conobbe padre Luciano Mologni, del Convento dei Frati Minori Cappuccini di Albino, che sarebbe diventato il suo padre spirituale. Nel 1947 divenne delegata dell’Azione Cattolica e catechista delle Piccolissime e Beniamine nella parrocchia di Fiobbio. In questo periodo manifestò alla mamma il desiderio di farsi suora ma venne distolta da questo proposito in quanto il suo lavoro e la sua presenza erano necessari alla famiglia. Nello stesso anno partecipò al pellegrinaggio a Roma organizzato in occasione della beatificazione di Maria Goretti. L’8 dicembre, festa dell’Immacolata, professò i voti privati di castità, povertà e obbedienza. Nel 1948 approfondì il suo impegno spirituale e il suo servizio alla Chiesa, indossando lo scapolare carmelitano e aderendo al Terz’Ordine francescano. Il 4 aprile 1957, tornando a casa dopo il lavoro, sul sentiero che attraversa il bosco venne aggredita e ferita a morte. Il fratello la trovò esanime a terra con una ferita alla testa. Fu portata all’ospedale di Bergamo, dove morì il 6 aprile senza aver ripreso conoscenza. Sul luogo del ritrovamento fu trovata una pietra sporca di sangue, i medici conclusero che la ragazza era stata aggredita e colpita alla nuca con un sasso che le aveva fratturato il cranio, probabilmente nel corso di un tentativo di violenza.
AprileMarzoMaggio

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Messaggero di Sant'Antonio