Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Jacopa dei Settesoli, amica di S. Francesco, penitente francescana (†1239), beata

Jacopa dei Settesoli (o Settesogli) è, dopo santa Chiara, la donna più vicina a Francesco, per devozione e manifestazioni d’affetto. Verso Chiara Francesco fu costretto ad imporsi, suo malgrado, un atteggiamento quasi di distacco. Diverso invece fu il comportamento che ebbe per Jacopa, la vedova romana, verso la quale si sentì più libero, instaurando con lei un rapporto quasi di figlio a madre. Per “frate Jacopa”, come affettuosamente la chiamava, pertanto potette riversare manifestazioni di sincero affetto. Conobbe san Francesco nel 1209, quando il santo venne a Roma per chiedere al papa Innocenzo III l’approvazione del suo stile di vita. Cosa ancor più notevole, Jacopa diviene la sorella di tutti i frati, per cui non c’erano vincoli di separazione. Francesco amava dire: «Aprite le porte e fatela entrare, perché per frate Jacopa non c’è da osservare il decreto della clausura relativo alle donne». La tenerezza del rapporto che c’era tra Francesco e lei rifulse soprattutto in punto di morte. Il Santo, ormai prossimo alla fine, desiderò di rivedere Jacopa per l’ultima volta. La pregava inoltre di portargli un panno oscuro per avvolgere il suo corpo ed i ceri per la sepoltura. «E anche di portarmi quei dolci che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma». Dopo la morte di Francesco, tornò a Roma e si dedicò a opere di carità e pietà. Fatto testamento si ritirò come terziaria francescana ad Assisi, dove morì. Venne sepolta nella cripta della Basilica di S. Francesco, davanti alla tomba del Santo e ai suoi compagni.