Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Miro Paredi di Canzo, eremita e francescano secolare (†1381), santo

Nato a Canzo (CO), raggiunti i sette anni, il padre lo affidò ad un eremita. Lontano dai divertimenti propri dei giovani, il ragazzo crebbe nella preghiera, nello studio e nel lavoro. Morto il padre, Miro si ritirò in eremitaggio una grotta. Secondo una certa tradizione ha abbracciato il Terz’ordine francescano, vestendo l’abito e la corda. Si recò pellegrino a Roma, vivendo di elemosina, accompagnato da tre giovani, probabilmente orfani. Il viaggio durò un anno. Fu benedetto dal papa Gregorio XI che dalla cattività avignonese era ritornato a Roma, quindi ripartì per Canzo. Qui si tenne occulto, vivendo prima nella casa del curato e poi in una grotta di un monte vicino. In una visione ebbe il comando da Dio di lasciare per sempre la terra natale, rivelandogli la sua prossima e dolorosa morte e che le sue spoglie sarebbero state conservate sul confine del Lago di Como. Attraversato miracolosamente, sul proprio mantello, le acque del lago di Como, raggiunse Sorico dove fu preso da strazianti dolori. Stabilì la sua dimora in un antro, detto poi “Grotta di san Miro”. I dolori, sempre più forti, lo portarono alla morte, nel 1381.