Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Elisabetta Vendramini, francescana secolare e fondatrice (1790-1860), beata

Elisabetta Vendramini, nata a Bassano del Grappa il 9 aprile 1790 in una ricca famiglia di commercianti, sorprende due volte i genitori, la prima volta a ventidue anni quando, contro la loro volontà, si fidanza con un giovane ferrarese di modeste origini; la seconda, cinque anni dopo, quando, ormai alla vigilia del matrimonio, lascia il fidanzato per andare a insegnare (ha studiato dalle suore agostiniane) alle ragazze abbandonate dell’Istituto femminile delle Terziarie francescane. Qui, tra lavoro e ripetute umiliazioni a lei inferte dalla superiora, matura la sua vocazione e pronuncia i voti come francescana secolare. Quando l’orfanotrofio chiude, si trasferisce a Padova. Per un anno lavora all’Istituto degli Esposti che accoglie bambini rifiutati. Poi si trasferisce, è il 1828, nella zona più malfamata di Padova, la «Contrada degli sbirri». Qui, assieme a due compagne, apre «scuola di gratuita educazione» per le bambine del quartiere. Intanto, altre giovani chiedono di aggregarsi a loro. Nasce così l’Istituto delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine, sotto la protezione di san Francesco d’Assisi e di santa Elisabetta d’Ungheria. L’aumentato numero delle suore consente di ampliare la gamma degli interventi, coinvolgendo anziani, malati ed emarginati in Padova e in diversi altri Paesi. Muore il 2 aprile 1860.