Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Ludovico da Casoria, sacerdote (1814-1885), beato

Nacque a Casoria, vicino a Napoli. Dopo aver fatto l’apprendista falegname, a 18 anni la vocazione alla vita sacerdotale gli fece riprendere gli studi anche se, per la povertà della propria famiglia, dovette orientarsi verso la vita religiosa. Fu accolto tra i Frati Minori della provincia napoletana. Mostrando notevoli doti intellettuali, gli fu affidato l’insegnamento di filosofia e matematica, ricoprendo anche gli uffici di guardiano, di definitore e di vicario della sua Provincia. La sua vita cambiò quasi all’improvviso l’11 novembre 1848, festa di san Diego d’Alcalá, che nel 1450 assistì gli infermi a Roma. Fu colto da deliquio e cadde a terra tramortito. Più tardi, lo stesso padre Ludovico indicherà con il termine di “lavacro” il mistero compiutosi in lui nel momento in cui si sentiva folgorato dal Signore con la luce del suo amore. Egli gli indicava un nuovo cammino da percorrere, nel servizio dei poveri e degli infermi. Si dedicò da allora al riscatto e alla formazione cristiana dei bimbi negri venduti schiavi, promosse numerose opere di beneficenza in favore di bimbi orfani, sordomuti, sofferenti e poveri in genere, fondando diversi orfanotrofi, convitti, scuole, ospedali ed ospizi per anziani. I suoi collaboratori furono innanzitutto i Terziari francescani che egli desiderava impegnati attivamente nella promozione del bene. Alcuni di questi generosi collaboratori facevano poi parte delle due congregazioni fondate da padre Ludovico: nel 1859 la Congregazione dei Frati della Carità, detti «Bigi», e nel 1862 la Congregazione delle Suore Francescane Elisabettine. Nel 1865 si imbarcò per Alessandria d’Egitto, ove iniziò subito il suo apostolato di carità in favore degli indigeni. La morte lo colse al mattino del 30 marzo 1885 a Napoli, presso l’Ospizio Mariano, ultima opera da lui fondata a favore dei vecchi marinai. I suoi resti riposano nella Chiesa dell’Ospizio di Posillipo.