Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Eurosia Fabris, francescana secolare (1866-1932), beata

Eurosia Fabris, Rosina per gli amici, nata nel 1866 a Quinto Vicentino, riesce a farsi santa con tredici figli a carico (alcuni propri e altri adottati) e vivendo in un contesto personale e sociale di povertà, di estenuanti fatiche, sostenuta da una grande fede. Ha diciannove quando una giovanissima sposa, vicina di casa, muore lasciando il marito, Carlo Barban, con due figliolette, di cui Rosina si prende cura finendo con l’affezionarsi a loro e al giovane papà. I due si sposano in un momento di particolari difficoltà economiche per la famiglia e per l’Italia. Rosina non ha paura della povertà, la vive con dignità e rispetto, come condizione che la avvicina a Gesù, e la sceglie come ideale di vita facendosi, nel 1916, francescana secolare. Rosina ha una sconfinata fiducia nell’aiuto di Dio, di cui ha estremo bisogno per mandare avanti la famiglia sempre più numerosa. Con il marito ha sette figli, con le due piccole di Carlo, fanno nove, ai quali si aggiungono tre orfani di una nipote, morta nel 1917 mentre il marito è al fronte, e un’ultima bambina ospitata in casa. Rosina ha cura e amore per tutti, occupata nel frattempo anche nelle faccende di casa, nell’aiutare il marito nel lavoro e chiunque altro abbia bisogno di lei. Trova nella fede e nella preghiera la forza di andare avanti e di crescere i figli con intelligenza e amore. Muore l’8 gennaio 1932, circondata dall’affetto dei suoi cari e dei tanti cui ha voluto bene.