Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Leopoldo Mandic, sacerdote francescano (1886-1942), santo

Padre Leopoldo, «l’apostolo del confessionale», nasce nel 1866 a Castelnuovo, Dalmazia, in una famiglia ricca solo di figli, dodici. A sedici anni, rispondendo alla chiamata del Signore, entra nel convento dei cappuccini di Venezia, dove il 20 settembre 1890 viene ordinato sacerdote. Il confessionale è da subito il campo del suo apostolato: prima a Venezia, quindi a Zara, Bassano del Grappa, Capodistria, Thiene e dal 1909 a Padova, poco lontano dalla basilica del Santo. Davanti al suo confessionale si fa presto la fila: ricchi e poveri, professori di università e gente semplice. Chi si confessa una volta da lui, quasi sempre ritorna, attratto dalla bontà che si specchia negli occhi luminosi di quel piccolo frate, nei suoi gesti umili, nelle sue parole misurate, che infondono serenità e fiducia. Piccolo di statura e dalla salute fragile, vive nella semplicità e nel nascondimento un’esperienza spirituale forte, intensa, riscaldata dall’amore di Dio e della Vergine santa. Muore a Padova il 30 luglio 1942.