Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Narciso Giovanni Turchan, sacerdote francescano e martire (1879-1942), beato

Polacco di Biskupice, diocesi di Cracovia, dove nasce il 19 settembre 1879, Narciso Giovanni Turchan è uno dei tantissimi martiri della barbarie nazista, ucciso nel famigerato campo di sterminio di Dachau, a pochi chilometri da Monaco di Baviera. A vent’anni entra tra i frati minori nella Provincia di Santa Maria degli Angeli. Intraprende il cammino di formazione che lo porta alla consacrazione perpetua della propria vita a Dio e poi all’ordinazione sacerdote, che avviene a Leopoli il 1° giugno 1906. Religioso diligente e saggio, viene scelto più volte a guidare le comunità conventuali con l’incarico di guardiano. Il suo impegno religioso e sociale lo rende inviso agli occupanti tedeschi che lo arrestano più volte. L’ultimo arresto è del 6 ottobre 1941 e ha come seguito la sua deportazione nel campo di prigionia di Dachau. Nonostante le precarie condizioni di salute, si prodiga nell’aiutare e nel confortare i compagni di prigionia. Gli stenti e le violenze che subisce nel campo gli sono fatali. Cessa di vivere il 19 marzo 1942.
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Messaggero di Sant'Antonio