Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Giacomo Villa, francescano secolare (1270-1304), beato

Giacomo nasce nel 1270 da una famiglia relativamente ricca di Città della Pieve, in Umbria. Educato alla fede cristiana e al timor di Dio, studia lettere e diritto a Siena. Ritornato a Pieve, decide di farsi sacerdote. Restaura un ospedale e la cappella annessa non più in uso e li adibisce a ospizio per i poveri. Usa quindi la sua preparazione giuridica in difesa degli oppressi. Studiando la storia dell’ospedale, scopre che alcuni vescovi di Città di Pieve si erano appropriati illecitamente delle entrate dell’ospedale. Va allora dal vescovo e, documenti alla mano, chiede che l’ospedale sia risarcito. Al rifiuto del presule, fa ricorso sia in sede civile sia in quella ecclesiastica vincendo entrambe le cause. Il vescovo allora si vendica. Invita Giacomo a cena, ma al suo ritorno gli fa trovare per strada un manipolo di manigoldi prezzolati che lo assassinano. Questo accade il 15 gennaio 1304. Non è certissima la sua appartenenza all’ordine francescano secolare, perché i Servi di Maria sostengono che sia appartenuto al loro terz’ordine, includendolo anche nel loro martirologio.