Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Timoteo da Montecchio, sacerdote francescano (1444-1504), beato

Figlio di poveri contadini di Montecchio, nel Potentino, Timoteo nasce nel 1444. Naturalmente portato al raccoglimento e alla preghiera, perfeziona la sua vocazione entrando nell’Ordine francescano dei frati minori. Ordinato sacerdote, per le particolari doti spirituali dimostrate, viene scelto come Maestro dei novizi nel convento di Campli (Teramo). Il desiderio di vivere la Regola nella sua radicale fedeltà allo spirito del Vangelo come voleva san Francesco, lo porta ad aderire ai movimenti che intendono ripristinare la stretta osservanza nell’Ordine francescano, sulla scia di santi come Bernardino da Siena, Giacomo della Marca, Giovanni da Capestrano e altri ancora. I superiori lo trasferiscono da Campli al piccolo convento di S. Angelo d’Ocre, dove continua a vivere giornate intessute di preghiera, contemplazione e impegno pastorale nella più assoluta e gioiosa fedeltà alla Regola francescana. Muore santamente in quest’ultimo convento, il 22 agosto 1504.