Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Bartolomea Capitanio, religiosa e francescana secolare (1807-1833), santa

Bartolomea nasce a Lovere (Bergamo), sul lago d’Iseo. Trascorre quattro anni nell’educandato delle Clarisse per completare gli studi e altri due come educatrice. Ritorna in famiglia a diciassette anni, nel 1824, decisa a vivere a fondo l’esperienza cristiana. Si inserisce nell’attività parrocchiale, dove esplica le sue spiccate attitudini apostoliche nella scuola privata, aperta nella casa paterna, nell’oratorio femminile, nell’ospedale di cui diviene direttrice ed economa. Gradualmente comprende di essere chiamata a fondare un istituto che abbia «per scopo le opere di misericordia». Incomincia a scriverne il progetto nel 1831, lasciandosi ispirare dalla “carità ardentissima di Gesù Redentore” per proporne l’imitazione alle figlie del suo istituto, al quale dà inizio il 21 novembre 1832 con la sua prima compagna Caterina Gerosa. Nel giugno del 1833 firmano insieme l’atto costitutivo della società, l’Istituto delle Suore della Carità di Maria Bambina, con tanta fiducia nella Provvidenza, poiché Bartolomea è gravemente malata e Caterina si ritiene inadeguata a continuare l’opera. Un mese dopo, il 26 luglio, la fondatrice muore e l’Istituto passa nelle mani della compagna.
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Messaggero di Sant'Antonio