Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Liberato Weiss (1675-1716) e compagni, martiri francescani, beati

Liberato Weiss, nato a Konnersreuth in Baviera (Germania) nel 1675, a ventitre anni entra nell’Ordine dei frati minori nel convento austriaco di Graz. Ordinato sacerdote, nel 1703 accoglie l’invito della Congregazione di Propaganda fide e assieme ad altri sette confratelli raggiunge l’Africa per avviare una missione in Etiopia. L’impresa, avversata da mille difficoltà, non ha successo. Viene ritentata nel 1711. Con padre Liberato, divenuto prefetto apostolico, raggiungono Gondar, capitale dell’Etiopia, il varesino padre Samuele Marzorati, nato a Biumo Inferiore nel 1670, e il pavese padre Michele Pio Fasoli, nato a Zerbo lo stesso anno. Sono accolti benevolmente dal re Teofilos e dal suo successore Justos, ma in un clima inquieto e di ostilità verso gli europei, soprattutto se missionari, annunciatori del Vangelo. Devono per questo vivere quasi nascosti, mentre sul loro conto fioriscono ogni sorta di dicerie e di sospetti. Messo alle strette  da una rivolta, re Justos trasferisce i missionari nel Tigrè, ma alla sua morte, i ribelli li richiamano a Gondar e qui li processano e li condannano a morte per lapidazione. La sentenza viene eseguita il 3 marzo 1716.
MarzoFebbraioAprile

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Messaggero di Sant'Antonio