Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Bonaventura da Potenza, sacerdote francescano (1631-1711), beato

Antonio Lavanga, nato nel 1631, a quindici anni entra nel convento dei francescani conventuali di Nocera Inferiore con il nome di fra Bonaventura da Potenza, sua città natale. Ordinato sacerdote, viene assegnato a diversi conventi dell’Ordine in Campania, distinguendosi in ognuno per lo slancio e la coerenza nel vivere l’ideale francescano. È esempio di povertà e obbedienza. È solito dire: «Signore, sono un servo inutile nelle tue mani». Incaricato di formare i novizi, li educa a uno stile di vita rigoroso e impegnativo, basato sulla radicale povertà delle origini francescane. Quando a Napoli scoppia la peste, è in prima fila nell’assistere i malati. Pur non essendo dotto, svela nella predicazione un’inaspettata profondità teologica. Muore a Ravello il 26 ottobre del 1711.
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Messaggero di Sant'Antonio