Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Gentile da Matelica, sacerdote francescano e martire (1290-1340), beato

Gentile, della nobile famiglia dei Finaguerra, nasce a Matelica (Macerata), nel 1290. Affascinato dall’ideale francescano, si fa frate e, ordinato sacerdote, si ritira nell’eremo della Verna, vivendo in solitudine e in penitenza. Quindi, lasciato l’eremo, si reca missionario in Egitto. Imparati, con l’aiuto dall’alto, la difficile lingua araba e altri idiomi dei Paesi vicini, si lancia nell’annuncio del Vangelo nella terra dei Faraoni, nella penisola del Sinai, nei Luoghi Santi, in Turchia e in Persia. Predicatore efficace, sorretto dalla grazia di Dio, miete un numero così elevato di conversioni da suscitare l’ira dei musulmani, tramutata presto in feroce vendetta. Mentre è impegnato nella predicazione nel territorio di Tauris, padre Gentile viene assalito da un gruppetto di esagitati seguaci di Maometto e decapitato con un colpo di scimitarra. È il 5 settembre 1340. Parte dei suoi resti mortali, recuperati dal navigatore e mercante veneziano Nicolò Quirini, sono poi trasportati per nave a Venezia e tumulati nella basilica francescana di Santa Maria Gloriosa dei Frari.