Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Antonio di Padova, sacerdote francescano e dottore della Chiesa (1195-1231), santo

Antonio (Fernando, al battesimo), uno dei santi più amati, nasce a Lisbona nel 1195. Quindicenne, entra tra i canonici regolari di sant’Agostino della sua città. Poi, per sottrarsi alle visite dei parenti, si fa trasferire nel monastero di Coimbra. Gli studi amati non appagano le aspirazioni del suo animo, e quando in città giungono le salme di cinque francescani martirizzati in Marocco, decide di imitarli. Si fa francescano con il nome di Antonio, e parte per il Marocco. Misteriose febbri lo costringono, però, a lasciare il Paese. Una tempesta lo fa naufragare sulle coste siciliane, da dove inizia l’avventura di missionario nelle regioni dell’Italia settentrionale e del Sud della Francia per combattere, forte della sua fede e della sua cultura, le eresie che infestano quelle regioni. Tornato in Italia, si stabilisce a Padova, proseguendo la sua attività di predicatore. Si ritira, infine, a Camposampiero per riposarsi dalla fatiche di uno spossante quaresimale. Sono i suoi ultimi giorni, confortati dalla visione di Gesù Bambino. Sentendo prossima la fine, chiede di essere riportato a Padova. Giunto, però, all’Arcella, muore mormorando: «Vedo il mio Signore». È il 13 giugno 1231.
GiugnoMaggioLuglio

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Messaggero di Sant'Antonio