Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Tommaso Bellaci, religioso francescano (1370 c.-1447), beato

Nacque attorno al 1370 a Firenze. In gioventù condusse una vita talmente sregolata e dissipata che quando, persuaso da un amico a cambiare i propri costumi, cercò di entrare in qualche ordine religioso, trovò forti resistenze a essere accolto. Attorno al 1390 divenne fratello laico nel convento dei frati osservanti di Fiesole, sotto la guida spirituale di Giovanni da Stroncone. Pur rimanendo un fratello laico, divenne maestro dei novizi. Durante una legazione papale presso i siro-giacobiti, fra Tommaso partì su di una nave per raggiungere Costantinopoli nel 1440, ma la nave fu catturata dai Turchi; egli fu messo con i suoi compagni a remare sulle galere. Giunta la notizia a Costantinopoli, alcuni mercanti fiorentini nel Levante lo riscattarono insieme a tre confratelli. Dopo lo scampato pericolo la delegazione volle riprendere il viaggio per raggiungere la Persia. Ma furono di nuovo presi dai Turchi, sembra nella Tracia, e tenuti prigionieri sin che gli stessi mercanti fiorentini nuovamente lo riscattarono. Anche dopo questo nuovo rilascio non si diedero per vinti e proseguirono il viaggio verso l’India e per la terza volta caddero prigionieri degli infedeli. Questa volta furono riscattati per diretto interessamento del papa. Tornato così a Firenze nel 1444, fu accolto nel convento di Santa Croce. Poi, nonostante il peso degli anni, decise di recarsi a Roma a chiedere l’autorizzazione a tornare in Oriente, ma in viaggio si ammalò e fu trasportato a Rieti nel convento di S. Francesco, dove morì il 31 ottobre 1447.