Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Maria Maddalena Postel, religiosa e francescana secolare (1756-1846), santa

È Barfleur, un villaggio di pescatori sulla costa della Normandia, a dare i natali il 28 novembre 1756 a Maria Maddalena Postel, figlia di una coppia di contadini agiati che la mandano anche alle scuole superiori dalle monache benedettine. Le piace la vita religiosa, ma non nel monastero. Ha in mente le tante ragazze che la povertà condanna all’ignoranza e all’inferiorità. Così, abbracciato l’Ordine francescano secolare con il nome di Maria Maddalena, crea in paese una scuola per loro, dove possono seguire gli studi elementari, catechesi ed economia domestica. Durante la rivoluzione francese, ospita sacerdoti perseguitati per poi aiutarli a fuggire in Inghilterra, organizza messe clandestine, istruisce gruppi di catechisti per il dopo-rivoluzione. Passata la bufera, nel 1805 le viene affidata una scuola a Cherbourg, con trecento bambini. Ci sono con lei due compagne, con le quali nel 1807 da vita alla Congregazione delle Figlie della Misericordia. L’insegnamento si ispira ai metodi dei Fratelli delle Scuole cristiane. Non mancano sofferenze e prove, che non la scoraggiano. Profondamente credente e sicura della sua vocazione, sa guidare la congregazione verso una feconda fioritura. Nel 1832 riceve in dono, a Saint-Sauveur-le-Vicomte, un’abbazia benedettina in rovina, che restaura trasformandola nella casa madre dell’ordine. Muore il 16 luglio 1846 a quasi novant’anni.