Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Matteo Guimerà di Agrigento, vescovo francescano (1376 c.-1450), beato

Nacque ad Agrigento. Entrò nell’Ordine serafico nel 1391-92 nel convento di San Francesco d’Assisi di Agrigento. Fu poi inviato a Bologna per gli studi teologici, che coronò a Barcellona dove probabilmente conseguì il titolo di Magister e fu ordinato Sacerdote. Visse nel convento di sant’Antonio in Padova, per poi tornare in Spagna fino alla fine dei 1417. Tornato in Italia incontrò san Bernardino da Siena e aderì all’Osservanza. Fu nominato vescovo di Agrigento da Papa Eugenio IV nel 1442. Per la sua generosità verso i poveri venne accusato presso la Santa Sede di dilapidare i beni della Chiesa, infatti secondo varie testimonianze egli rinunciò a tutti i proventi ecclesiastici in favore dei poveri, riservandosi soltanto lo stretto necessario per sé e per quelli che lo coadiuvavano. Oltre a questo venne accusato di godere di una donna carnalmente. Nel processo svoltosi alla corte pontificia si dimostrò l’innocenza del vescovo Matteo e il Papa lo assolse da ogni accusa e gli confermò la sua fiducia restituendogli la sede episcopale. Ma le maldicenze continuarono, tanto che dopo essersi consigliato con Bernardino da Siena, nel 1445 rinunciò al vescovado. Morì in Palermo il 7 gennaio 1450.
GennaioFebbraio

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Messaggero di Sant'Antonio