Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Marcello Spinola y Maestre, vescovo e francescano secolare (1835-1906), beato

Marcello è spagnolo, dell’isola di San Fernando nella provincia di Cadice, dove nasce nel 1835. Appartiene a una nobile e ricca famiglia, che gli consente di studiare e di laurearsi in diritto. Scelta l’avvocatura, ha tra i suoi clienti un lungo elenco di poveri nei guai con la giustizia, che difende gratuitamente. Arricchisce la sua esperienza spirituale aderendo all’Ordine francescano secolare. Poi lascia lo studio e le aule dei tribunali per farsi prete. Ordinato sacerdote nel 1864, svolge il suo apostolato come cappellano a Sanlùcar de Barramela e in seguito come parroco di San Lorenzo a Siviglia, distinguendosi per lo zelo, soprattutto al confessionale. Nel 1879 è canonico della cattedrale e tre anni dopo vescovo ausiliare di Siviglia e quindi vescovo della diocesi di Coira. Forte la sua attenzione ai poveri della diocesi, in particolare a quelli che vivono a Las Hurdes, la zona più depressa della Spagna. Instancabile nella vigna del Signore, dà vita alla congregazione delle Ancelle Concezioniste del Cuore Divino di Gesù. Tra i vescovi più in vista di Spagna per lo zelo e la carità, viene assegnato alle più prestigiose sedi episcopali di Malaga, e poi a quella di Siviglia, dove, per i suoi interventi a favore dei poveri diventa l’«arcivescovo mendicante». Nel 1905, infine, gli viene assegnata la porpora cardinalizia. Muore a Siviglia, il 19 gennaio 1906.
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Messaggero di Sant'Antonio