Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Giovanni Cini della Pace, eremita e francescano secolare (1270-1335), beato

L’incontro con il Signore può avvenire nei luoghi più impensati. Per Giovanni Cini è la cella di un carcere, nel quale sta scontando una severa condanna per aver partecipato, l’8 ottobre 1296, a un attentato contro l’arcivescovo della diocesi pisana. Inizia lì il cammino di conversione che lo porta, scontata la pena, ad aderire all’Ordine francescano secolare. Nato a Pisa intorno al 1270, da una famiglia così povera che per vivere si arruola nell’esercito del Comune. Dopo l’attentato e il carcere, vita nuova: di austerità e penitenza. Ma anche di carità, come presidente  della «Pia Casa della Misericordia», istituita per aiutare i più poveri. È sua l’iniziativa di portare di notte gli aiuti a quelli che non amano rendere pubblica la loro condizione. Sceglie infine la vita eremitica nei pressi di Porta della Pace a Pisa (da qui l’epiteto di «Giovanni della pace»), imitato presto da molti con i quali dà vita alla Congregazione degli «Eremiti Terziari Francescani», detti «Fraticelli», che animano la vita religiosa nella città. Giovanni Cini trascorre gli ultimi anni di vita murato in una celletta con una finestrella attraverso la quale riceve l’Eucaristia e il poco cibo di cui si alimenta. Qui muore nel 1335.
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Messaggero di Sant'Antonio