Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Vincenza Gerosa, religiosa e francescana secolare (1784-1847), santa

Caterina Gerosa nasce a Lovere (Bergamo) nel 1784 in una famiglia facoltosa. Viene presto coinvolta negli affari, dove rivela diligenza e spiccate capacità. Cresciuta in un contesto profondamente cristiano, coltiva con entusiasmo la sua vita di fede, rivelando una grande passione per il Crocifisso da cui attinge forza e serenità per affrontare le contraddizioni e le prove familiari. Ben presto perde il padre e in seguito la madre viene allontanata da casa dagli zii. Divenuta erede di un vistoso patrimonio, spalanca la sua casa alle ragazze bisognose di assistenza, alle mamme che non sanno come sfamare i figli, agli indigenti che dalla sciura Caterina sono certi di trovare un posto a tavola. Ma più spesso ancora è lei a indovinare le povertà e a entrare discreta nelle case provvedendo il necessario e componendo dissapori. È ormai sulla quarantina quando nella sua vita irrompe la giovane Bartolomea Capitanio, con audaci programmi di carità cristiana. Frequenta l’oratorio che Caterina ha avviato nella sua casa e con lei si occupa dei malati dell’ospedale. In Caterina, pur così diversa per età e per indole, Bartolomea vede infine la compagna ideale per realizzare il progetto di un istituto tutto fondato sulla carità, che soccorra i tanti bisogni del tempo e di ogni tempo. Alle prime luci del 21 novembre 1832 si ritrovano così tutte e due al “Conventino” per l’atto di consacrazione a Dio nel servizio dei prossimi. Vivono insieme solo otto mesi perché Bartolomea muore il 26 luglio 1833 e a Caterina, che prende il nome di suor Vincenza, rimane il compito di compiere l’opera appena avviata. Al “Conventino” arrivano presto altre giovani desiderose di porsi sulle orme di Bartolomea e insieme arrivano insistenti richieste della loro presenza anche da fuori Lovere. Alla sua morte lascia le suore con questa consegna: «Amatevi scambievolmente e avrete la benedizione di Dio».
GiugnoMaggioLuglio
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Messaggero di Sant'Antonio