Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Fedele da Sigmaringen, sacerdote francescano e martire (1578-1622), santo

Fedele, al secolo Marco Reyd, nasce a Sigmaringen, in Germania, nel 1578. Studia avvocatura a Friburgo, in Svizzera, e diventa un ottimo giurista. Non fa soldi perché, cristiano retto, preferisce le cause dei poveri che difende gratuitamente. A 35 anni muta la toga con il saio dei francescani cappuccini, nel convento di Friburgo e si distingue subito per la fedele osservanza dell’obbedienza, della povertà e dello spirito di penitenza che anima l’Ordine. A Friburgo questioni religiose e politiche dividono dolorosamente cattolici e calvinisti. Fra Fedele, ottimo predicatore, cerca di placare gli animi e richiamare a quell’unità che Cristo ha raccomandato ai suoi seguaci. La sua predicazione è ritenuta, nel clima di esacerbata rivalità, un’aperta dichiarazione di fedeltà politica all’imperatore schieratosi con i cattolici. Per questo, gli avversari politici un giorno, al termine di una sua predica, lo aggrediscono e lo colpiscono a morte. È il 1622 e i cappuccini hanno il loro primo martire.
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Messaggero di Sant'Antonio