Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Ignazio Belvisotti da Santhià, sacerdote francescano (1686-1770), santo

Vercellese, di Santhià, dove nasce nel 1686, Lorenzo Maurizio Belvisotti appartiene a una delle più agiate famiglie della città. Orfano di papà a sette anni, si occupa della sua educazione la mamma. Portato alla vita religiosa, entra nel Seminario di Vercelli, dove nel 1710 è ordinato sacerdote. Nominato cappellano-istruttore della nobile famiglia Avogadro, entra in contatto e collabora con iniziative promosse dai gesuiti. Nonostante alcuni importanti uffici ecclesiastici affidatigli in città, nel 1716 si fa frate cappuccino nel convento di Chieri con il nome di padre Ignazio. Nelle sue intenzioni ci sono le missioni, ma il sogno è destinato a restare nel cassetto. Infatti, per tredici anni è maestro dei novizi nel convento di Mondovì, poi, trasferito nel convento di Torino, è cappellano militare dell’esercito sabaudo impegnato nella guerra contro i franco-spagnoli, con il compito di assistere e confortare i soldati feriti ricoverati negli ospedali di Asti, Alessandria e Vinovo. A guerra conclusa, ritorna nel convento del Monte dei Cappuccini a Torino, dove trascorre l’ultimo periodo della sua vita, dal 1747 al 1770: ventitre anni di vita spesi nel confortare spiritualmente, con identica dedizione e affetto, i poveri e gli ultimi della città e i personaggi più in vista del Regno sabaudo. Muore il 22 settembre 1770.
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Messaggero di Sant'Antonio