Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Martino da S. Maria, religioso francescano (†1546), venerabile

Figlio del conte di S. Stefano del regno di Castiglia, fra Martino, dopo aver vestito l’abito francescano, cercò per sé e un suo compagno un luogo ritirato e deserto dove ritirarsi. Finché gli venne indicato un monte in Portogallo, detto Arrábida, aspro e isolato. Qui fra Martino iniziò una vita fatta di radicalità, solitudine e preghiera. Dopo un po’ di tempo venne raggiunto da san Pietro d’Alcantara e da altri frati, desiderosi di tornare ai fervori del francescanesimo delle origini. Tant’è che ben presto l’eremo divenne un centro di diffusione della riforma dell’Osservanza, ricercato dai frati e favorito anche dalla gente e dai nobili. I frati vivevano nell’estrema povertà, scalzi con ogni tempo, dormendo per terra in piccole capanne distanti un poco («un tiro di pietra») l’una dall’altra.
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Messaggero di Sant'Antonio