Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Felice da Nicosia, religioso francescano (1715-1787), santo

Siciliano, di Nicosia (Enna), dove nasce nel 1715, Giacomo Amoroso segue inizialmente le orme del padre, e fa il calzolaio. Nel 1743 abbandona il mestiere per farsi cappuccini nel convento di Ristretta, prendendo il nome di fra Felice. L’anno seguente, fatta la professione, viene assegnato alla comunità francescana del paese natale, nel quale per quarantatre anni svolge diverse mansioni: è portinaio, ortolano, calzolaio, infermiere e, fuori dal convento, questuante. Come «u sciccareddu», l’asinello, gira per le vie di Nicosia e dei paesi limitrofi, portando in convento quanto raccolto per le necessità della comunità. Ama la compagnia dei bambini per i quali ha sempre in tasca qualcosa da dare per attirare la loro attenzione e poter parlare di Gesù e snocciolare loro principali nozioni di catechismo. Con la stessa passione e carità aiuta i poveri, visita gli ammalati e i carcerati, per i quali intercede dal cielo miracolosi intereventi. Alleggerito da ogni incarico per l’avanzata età e la precaria salute, si dedica alla preghiera. Muore il 31 maggio 1787.