Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Francesco Venimbeni da Fabriano, sacerdote francescano (1251-1322), beato

La storia di Francesco Venimbeni, nato a Fabriano (Ancona), nel 1251, ci riporta ai primordi dell’esperienza francescana. Le agiate condizioni di famiglia gli consentono di studiare, ma a sedici anni lascia tutto per entrare nell’Ordine dei frati minori. Recatosi ad Assisi ancora novizio, incontra frate Leone, uno dei primi a seguire Francesco nella sua straordinaria avventura, e ne legge con entusiasmo gli «scritti». Uomo di cultura, Francesco impegna l’eredità paterna nella costruzione di una biblioteca, che riempie poi di manoscritti, ed è la prima a essere fondata nell’Ordine francescano. Accompagna la sua passione per la cultura con la carità verso i poveri, verso chi vive nel corpo e nello spirito la sofferenza della malattia e il disagio dell’emarginazione. È anche zelante pastore d’anime: predicatore convinto del Vangelo e del mistero della passione di Cristo, che racconta commuovendosi fino alle lacrime. È zelante amministratore del sacramento del perdono e della misericordia di Dio. Personalmente vive con rigore la povertà francescana, vestendo un ruvido saio e fustigando «fratello asino» con aspre penitenze, concedendo pochissime ore al sonno, per potersi dedicare più a lungo alla preghiera. Muore il 22 aprile 1322.