Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Gesualdo Malacrinò da Reggio Calabria, sacerdote francescano (1725-1803), venerabile

Gesualdo nacque il 18 ottobre 1725 a Nasiti, piccolo borgo ora scomparso nei pressi di Reggio Calabria. Desideroso di consacrarsi completamente a Dio divenendo sacerdote, nel 1740 riceve la tonsura e gli ordini minori dell’ostiariato e del lettorato. Tuttavia, una strana inquietudine lo rodeva: il desiderio di una maggiore santità, facendosi religioso. Un giorno, mentre ritorna a casa, incontra due frati cappuccini, che rientrano in convento. È la risposta del Signore. Infatti dopo qualche settimana bussa alla porta del loro convento. Ha appena compiuto i 15 anni. Dopo la professione solenne, i frutti dei suoi studi risultano essere non solo eccellenti ma addirittura geniali, se è vero che arriva a familiarizzare, oltre che con le materie filosofiche e teologiche anche con la matematica, la fisica sperimentale, la storia civile ed ecclesiastica, la lingua greca, ebraica, siriaca, francese, spagnola e tedesca! Divenuto, lui chierico, insegnante di alcune di queste discipline per gli altri chierici, sperimenta l’insegnamento di metodi pedagogici originali e sorprendentemente in anticipo sui tempi, che gli conquistano la fiducia e il rispetto di tutti. Alla fine dell’anno scolastico del 1752, presenta al superiore provinciale le dimissioni dall’insegnamento. E qui inizia la seconda fase della sua vita, quella che lo ha reso celebre per santità e prodigi e l’ha consegnato alla storia con il significativo nome di “apostolo delle Calabrie”. Gira per città, paesi e contrade, consacrandosi con zelo ardente al ministero. Muore il 28 gennaio 1803, all’età di 78 anni, nel convento della Madonna della Consolazione in Reggio Calabria.
GennaioFebbraio

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Messaggero di Sant'Antonio