Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Salvatore da Horta, religioso francescano (1520-1567), santo

Nasce in Catalogna, Spagna, nel 1520. Divenuto orfano, fa il calzolaio a Barcellona per mantenere la sorella minore. Quando questa si sposa si ritira nell’abbazia benedettina di Montserrat, desideroso di dedicare la propria vita al Signore. Ma la sua aspirazione a una vita di povertà si realizza quando entra, nel 1541, nel convento dei francescani di Barcellona come fratello laico perché analfabeta. Trasferito a Tortosa, è occupato nei lavori più umili, che svolge con amore e diligenza. La sua preghiera riesce a ottenne da Dio miracoli, attirando l’ammirazione tutti, ma non dei confratelli e dei superiori, che lo trasferiscono da un convento all’altro e lo isolano ritenendolo indemoniato. Ma i miracoli continuano. Fra Salvatore diventa un caso del quale si occupa persino il tribunale dell’Inquisizione, che però non si pronuncia. È il popolo a riconoscere nella vita del fraticello il soffio della santità. E attorno a lui comincia ad accalcarsi una folla di bisognosi e ammalati, molti dei quali tornano a casa guariti. Alla fine i superiori, non sapendo più in quale convento della Spagna relegarlo, lo confinano in Sardegna, a Cagliari, dove muore nel 1567.