Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Diego Giuseppe da Cadice, sacerdote francescano (1743-1801), beato

Nacque Cadice, in Spagna, da genitori entrambi nobili decaduti. Pur essendo pio e ubbidiente, non si sentiva chiamato alla vita religiosa ma nel 1756, a tredici anni, entrò nella chiesa di un convento cappuccino e, sentendo i frati cantare la Liturgia delle Ore, si sentì riempire l’anima di una gioia così grande che, come scriverà in una lettera, la cosa lo portò alla decisione di farsi frate cappuccino. Per il resto della sua vita il beato percorse la Spagna per evangelizzare in tutte le forme città e villaggi e confutare gli errori prima dell’enciclopedia e poi della rivoluzione francese. I vescovi facevano a gara per averlo nella propria diocesi, per i copiosi frutti spirituali che ovunque raccoglieva. La sua predicazione varia, semplice, ma anche sostenuta, aveva del prodigioso. Anche le università, le accademie, le famiglie religiose e persino la corte lo volevano udire. Morì il 24 marzo del 1801, a Ronda, dopo avere molte volte sospirato: «O mio dolce Gesù, ben tu sai che io ti amo».
MarzoFebbraioAprile

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Messaggero di Sant'Antonio