Il Santorale Francescano
La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…
Giacinta Mariscotti, religiosa francescana (1585-1640), santa

Clarice (questo il nome di battesimo) nasce nel 1585 a Vignarello, nei pressi di Civita Castellana, figlia del principe Marcantonio Marescotti. Studia nel monastero delle clarisse, ma sogna un matrimonio degno del suo casato. Il sogno, già prossimo a realizzarsi con un giovane marchese, svanisce quando i genitori decidono di sistemare per prima la sorella minore, Ortensia. La delusione e la rabbia di Clarice sono tali da rendere impossibile la vita in famiglia. Il principe Marcantonio rinchiude allora la figlia nel monastero delle clarisse. La cosa non finisce lì. Per non essere costretta alla clausura, Clarice aderisce all’Ordine francescano secolare e vive in un appartamentino del monastero ben arredato, facendo sapere che è suora solo di nome e guardandosi bene dall’osservare la Regola. Poi, a trent’anni, colpita da una seria malattia, si lascia convincere dal confessore a cambiare vita. Chiesto perdono alle consorelle, si priva del superfluo e si sottopone a severe penitenze. Nella sua stanza, l’unico ornamento è una grande croce che in continuazione le ricorda che «Gesù, il mio amore, è stato Crocefisso». Nominata maestra delle novizie, guida le aspiranti alla clausura con grande saggezza e prudenza. Ispira inoltre la fondazione di due confraternite a Viterbo, dedite alla cura dei malati, degli anziani e dei poveri, elemosinando essa stessa, per raccogliere i fondi necessari. Muore il 30 gennaio 1640.