Il Santorale Francescano

La Parola di Dio è faccenda “da compagnia”. In compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmessa. In compagnia di tanti cristiani che, anche a proprio rischio, la leggono, la meditano e cercano di viverla. In compagnia di tanti santi: come sant’Antonio di Padova, che ad essa ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua, o come san Francesco, che se l’è trovata impressa nella carne! Come santa Chiara, che ne ha fatto la regola della vita sua e delle sue sorelle a S. Damiano. Come tanti santi francescani, frati, suore, laici: conoscerli ce li rende compagni di strada, giorno per giorno, possibilità concreta per noi di una vita vissuta per Dio e i fratelli. In una santità che trascina con sé tutto il “peso” della nostra carne, della nostra storia, dei nostri sogni e delle nostre fatiche. Come le belle illustrazioni di Luca Salvagno ci mostrano…

Bonavita da Lugo, francescano secolare (1238-1275), beato

«Bonavita» non è un nome, ma il soprannome con cui egli fu conosciuto e ne fu tramandata la memoria ai posteri, proprio per l’esemplarità della vita virtuosa. Nato in una famiglia proveniente da Tredozio (Appennino faentino), fin dall’infanzia fu avviato al mestiere di fabbro ferraio, che esercitò durante tutta la vita. Di lui si racconta che un giorno si spogliò del proprio abito per donarlo ad un povero e che, una volta, con un semplice segno di croce, estinse un furioso incendio che stava per distruggere il suo paese. Tant’è che è invocato come patrono dei fabbri. Visse praticando continue penitenze. Osservò questi principi anche nei pasti: si privò del poco cibo che possedeva per donarlo ai più bisognosi. Fu terziario francescano. Morì a soli 37 anni, il 1° marzo 1275.
MarzoFebbraioAprile

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Messaggero di Sant'Antonio