cose di lassù, cose di quaggiù

cose di lassù, cose di quaggiù

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria. (Col 3,1-4)

Domenica di Pasqua 2019 – anno C – La ricchezza incredibile di testi scritturistici che incontriamo nella liturgia pasquale, dalla Veglia alla Messa della sera, è la testimonianza della centralità dell’evento di fede che viviamo nella Pasqua. Sarà poi l’Ottava di Pasqua il tempo opportuno per ripercorrere con calma tanta ricchezza, con pazienza e attenzione: la celebrazione liturgica “apre” soltanto un portale che introduce ad un giardino dai frutti copiosi…

Tra questa ricca scelta, evidenziamo qui i pochi versetti di una delle due “Seconda lettura” proposte dalla liturgia del giorno. Paolo scrive ad una comunità – quella di Colossi – di uomini e donne convertiti dall’annuncio kerigmatico: come noi oggi essi non sono uomini e donne testimoni diretti della Risurrezione. Come noi oggi credono senza aver visto o toccato. Questa condizione tuttavia non è assolutamente di inferiorità: Gesù Cristo è davvero morto e risorto anche per loro!

Per questo Paolo esorta i Colossesi a cercare “le cose di lassù”, e non “quelle della terra”. “Le cose di lassù”, sono quelle del regno dei cieli che è venuto “quaggiù” per mezzo di Cristo nel mondo e che è stabilito nel cuore dei credenti in lui; regno che esprimerà il suo fulgore nel cielo. Regno che ha una legge: quella dell’amore. Regno che ha una giustizia: quella del premio dato da Cristo a coloro che lo hanno accolto e della condanna di coloro che lo hanno sistematicamente rifiutato fino alla fine.

In fondo, Paolo non pone necessariamente le “cose della terra” nella dimensione della svalutazione. Da quando il cielo ha toccato la terra con l’incarnazione del Figlio di Dio, le cose della terra possono essere rettamente interpretate nel loro specchiarsi nei cieli. Le cose della terra non sono da cercare: sono già date. Cercando quelle “di lassù” si avrà modo di comprendere meglio la reale natura di quelle quaggiù. L’essere “risorti con Cristo” è il motivo della nostra fede, non il premio. La comunità dei “risorti con Cristo” cerca nelle cose di lassù i frammenti di cielo che possono fare verità sulle cose di quaggiù. Nel Padre nostro non a caso si dice/prega: «…sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra…», nel primato del cielo sulla terra, e nella dimensione feconda di una terra che sa di cielo.

“Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!”. Per mezzo del Battesimo i cristiani sono morti all’uomo vecchio (3,9) e la loro vita nuova è l’avere Dio in loro, e ciò per la loro adesione a Cristo. Questa nuova vita è nascosta, cioè non è oggetto di visione, ma sarà manifestata nella gloria del cielo dove i redenti vedranno di avere in se stessi una luce impossibile da immaginare ora nel tempo. Prima, nella gloria delle anime in cielo dove vedranno Dio così come è (1Gv 3,2), poi, quando Cristo ritornerà a chiudere la storia, nella risurrezione di gloria.

Nel testo mistico di Angelo Clareno, Gesù parla a san Francesco e tra le numerose indicazioni sul suo progetto di bene indica anche:

«Consacrai, in modo esemplare, il tempo di quaranta giorni nel digiuno, nelle veglie e nell’orazione. Insegnai così che la vita dei battezzati si deve consacrare per intero e pienezza al culto divino. Cosı` che, in forza del mio spirito, i miei seguaci vincessero il principe della morte e rettore di questo mondo di tenebre e, morti al mondo e a quanto è del mondo, vivessero solo per Dio cercando e gustando le cose di lassù , non quelle della terra» (Angelo Clareno, Libro delle tribolazioni : FF 2118).

S’Antonio di Padova, francescano, approfondisce l’aspetto battesimale-pasquale:

«Il secondo giorno Dio disse: “Sia fatto il firmamento nel mezzo delle acque e separi acque da acque”. Il firmamento nel mezzo delle acque è il Battesimo, che separa le acque superiori da quelle inferiori, separa cioè i fedeli dagli infedeli: giustamente gli infedeli sono chiamati “acque inferiori”, giacché cercano le cose inferiori e ogni giorno si abbassano con le loro cadute. Invece le “acque superiori” rappresentano i fedeli, i quali, come dice l’Apostolo, devono cercare “le cose di lassù, dove sta Cristo che siede alla destra di Dio” (Col 3,1)» (Sermoni, Domenica di Settuagesima, 5).

 Felice Pasqua a tutti dalla Redazione di #bibbiafrancescana.

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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