Violenza evangelica

Violenza evangelica

Giovedì II Settimana di Avvento
Is 41,13-20   Sal 144   Mt 11,11-15
Santa Lucia Vergine e Martire, Memoria

Esiste una violenza negativa, brutale, innata nel cuore dell’uomo. La violenza che ha fatto arrestare Giovanni, la violenza del potere che si è arrogato il diritto di spegnere la voce del profeta, la violenza della gelosia di una donna stizzita dal giudizio impietoso del Battista. È la violenza che vediamo riempire tutti i giorni le pagine dei giornali. È la violenza difficile da accettare quella che portiamo nel cuore, che ci abita, che è nostra, anche se non vorremmo, anche se stentiamo a riconoscerla. Ed è una violenza da combattere con la mitezza, da non accettare passivamente, da convertire. Ci sono anche i  violenti che si impadroniscono del Regno. Chi sono? Sono coloro che, come il Battista, sanno spogliarsi di tutto ciò che è “del mondo”. È, cioè, la violenza su noi stessi e le nostre pigrizie mentali, sulle nostre resistenze alla conversione, sui nostri difetti. Siamo chiamati a crescere, a cambiare grazie alla fervida vita interiore e alla preghiera, con la grazia che ci proviene da Dio e con la partecipazione alla vita della comunità. Lo stesso Battista ha dovuto convertirsi dalla sua visione del Messia all’accoglienza di Gesù ed è diventato tanto forte da portare su di sé ogni violenza senza restituirla, fino a porgere l’altra guancia.

Donaci, Signore, la tua mitezza.

Dalla Legenda dei Tre Compagni [FF 1417-1418]
Si diffuse per le piazze e le vie della città la notizia di quanto succedeva, finché venne agli orecchi del padre. Sentito come lo maltrattavano, egli uscì immediatamente a prenderlo, con l’intenzione non di liberarlo, ma di finirla. Fuori di sé, gli si avventò contro come un lupo sulla pecora, e fissandolo con occhio torvo e con la faccia contratta dal furore, lo afferrò e trascinò fino a casa. Qui lo rinchiuse in un bugigattolo oscuro per più giorni, facendo di tutto, a parole e a botte, per ricondurlo alla vanità mondana. Francesco non si lasciò smuovere né dalle parole, né dalle catene, né dalle percosse. Sopportava tutto con pazienza, diventando anzi più agile e forte nel seguire il suo ideale.

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Comunità francescana delle sorelle
ARTICOLO DI: Comunità francescana delle sorelle

“Siamo sorelle francescane... Sorelle perché condividiamo la gioia della consacrazione totale della nostra vita a Dio, vivendo insieme in comunità. Nell'apostolato e nella laicità della vita ordinaria, desideriamo essere sorelle di tutti testimoniando e aiutando a conoscere la consolazione di Dio per ciascuno. Francescane perché ci piace e cerchiamo di imitare il modo semplice e radicale di seguire il Signore Gesù che San Francesco e Santa Chiara ci hanno indicato. "Pane e Parola" è una preghiera che abbiamo scelto di vivere accanto alle lodi mattutine. Il Vangelo del giorno, pregato e meditato comunitariamente davanti a Gesù Eucaristia, è per noi il mandato quotidiano che ci incoraggia e sostiene nel vivere la nostra vocazione. Nello spirito di comunione e collaborazione con i frati, accogliamo volentieri l'invito a condividere il testo che prepariamo ogni giorno per questa preghiera. www.comunitasorelle.org”

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