dividere per moltiplicare

dividere per moltiplicare

“In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo”. (Gv 6,1-15)

Domenica XVII del Tempo Ordinario – anno B – Il brano ha una singolare particolarità: narra un episodio particolarmente presente nei vangeli. Infatti, nel totale, è raccontato per sei volte (una volta Luca e Giovanni, due volte ciascuno Marco e Matteo). Al di là della valutazione storico – critica di questa insolita frequenza, è evidente che la tradizione cristiana primitiva ha dato a quest’episodio un grande risalto.

I rapporti letterari con gli altri racconti evangelici sono molto discussi, ma attualmente non si può stabilire definitivamente se ci siano e quali siano i rapporti diretti e indiretti fra i diversi racconti evangelici. Il parallelo più vicino a Giovanni sembra essere, qui, il primo testo di Marco (6, 30-54), ma Giovanni avrebbe comunque attinto a una fonte autonoma, che ha rielaborata in modo che fosse in stretta relazione con il discorso seguente.

In tutto il testo, vi sono vari richiami a gesti, parole e idee caratteristici della liturgia cristiana, per cui sembra essere molto stretto il legame di questo brano con la tradizione liturgica della celebrazione eucaristica, soprattutto alla luce del fatto che il vangelo di Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia.

Questi gesti e parole di Gesù sono molto vicini a quelli del rito eucaristico, anche se non si può dire che l’uno derivi dall’altro. “Rese grazie” traduce qui eucharistein, che era comunemente usato in modo distinto da eulogein, benedire, che è il verbo usato dai vangeli sinottici i questo luogo; il primo verbo è caratteristico dell’ambiente di lingua greca, il secondo direttamente proveniente dagli ambienti di cultura ebraica. Se consideriamo il linguaggio in uso all’epoca in cui i vangeli furono redatti, non possiamo dire che fra le due espressioni evangeliche vi sia una notevole differenza di contenuti, anche se il richiamo di Giovanni ai sacramento eucaristico risulta molto più diretto per noi, abituati al linguaggio liturgico cristiano. Tant’è vero che il quarto evangelista utilizza lo stesso verbo anche in 11,41, dove non troviamo alcun richiamo al sacramento.

Come il presidente della tavola rituale pasquale, Gesù spezza di persona il pane e lo distribuisce direttamente alla gente. Allo stesso modo farà nell’ultima cena. Con tutta probabilità, però, i fatti sono andati come raccontano i vangeli sinottici: Gesù diede il pane spezzato ai discepoli perché lo distribuissero, la folla infatti era davvero troppo grande perché Egli potesse fare tutto da solo. Giovanni vuole dunque concentrare tutta l’attenzione dei suoi lettori sulla persona di Gesù, vero e unico donatore del “pane del cielo”.

Osserviamo bene l’andamento dei fatti: la moltiplicazione avviene solo dopo la divisione e la divisione del pane avviene solo dopo che un “piccolo” mette arditamente a disposizione di tutti le sue risorse irrisorie. Quei poveri, piccoli pani si moltiplicano man mano che si dividono! Gesù moltiplica ciò che noi accettiamo, un po’ alla cieca, di dividere con Lui e con gli altri.

Il terziario francescano don Tonino Bello (1935-1993), meditando su questo brano, propone un commento molto particolare:

“Carissimi fratelli nel Signore, abbiamo letto una pagina del Vangelo che va a continuare un po’ le nostre riflessioni sul mistero dell’Eucaristia. Questa pagina viene chiamata ordinariamente “della moltiplicazione dei pani”. Io vi vorrei esortare, da questa sera in poi, a chiamarla la pagina “della divisione dei pani” perché non è moltiplicazione, è divisione. Gesù prese il pane, poi lo divise tra tutti: è la divisione dei pani cioè il dividendo sono cinque pani e due pesci e c’è il divisore, ci sono cinquemila persone. Gli altri Evangelisti aggiungono: senza contare i ragazzi e le donne. Una divisione con le cifre decimali. Tutti furono sazi: il risultato, il quoziente. E c’è anche il resto: avanzarono dodici canestri. È una divisione, perché la chiamiamo moltiplicazione dei pani? Ma ancora siamo così tardi a capire che il Signore ha voluto prendere un bambino che non contava niente a quel tempo, come non contavano a quel tempo le donne e i vecchi; ha voluto prendere il segno della fragilità umana, della trascuratezza, dell’emarginazione. Un bambino (Gv 6,9) che ha nel suo canestro? Si era portato dietro la merenda, cinque pani e due pesci. Gli ha detto: «vieni qua»; adesso noi questi li dividiamo e Gesù li prese e li spezzò. Quando si spezza mi pare che si divide. Ha fatto sedere la gente sul prato, c’era li molta erba e san Marco aggiunge, con una pennellata di un valore cromatico incredibile, «c’era molta erba verde». Capite queste riconciliazioni cosmiche, l’erba verde, questo anelito di ecologia, questo «Laudato sii mi’ Signora per sora nostra Madre Terra… la sostenta e la governa e produce diversi fructi con coloriti flori et erba». C’era lì molta erba verde. Gesù li fa sedere sull’erba, perché questa è Eucaristia, è tutto l’Universo che anticipa una glorificazione al Padre. È una celebrazione cosmica, sull’erba verde, è una riconciliazione con il creato: com’è attuale questa pagina del Vangelo! È una riconciliazione col creato, Gesù fa le prove generali dell’Eucaristia. È subito sull’erba verde ad intridersi con l’aroma del basilico, della menta, subito questo odore di forno, questo pane che passa di mano in mano si spezza, si divide e sazia e rimane. È un inserimento straordinario, cari fratelli miei, non è la moltiplicazione che sazierà il mondo, è la divisione: il pane basta, cinque pani e due pesci bastano. Il pane che produce la terra basta, è l’accaparramento invece che impedisce la sazietà di tutti e provoca la penuria dei poveri. Ma se il pane dalle mani di uno passa nelle mani dell’altro e viene diviso, basta. Questo è l’insegnamento di questa pagina straordinaria del Vangelo che ci introduce ancora una volta nella logica sconvolgente del Signore. Dividete le vostre ricchezze, fatene parte a coloro che non ne hanno, ai diseredati della vita, e non solo a quelli che non hanno denaro, ma anche a quelli che non hanno salute, coloro che sono esauriti, che sono stanchi, che non ce la fanno più, coloro che hanno il portafoglio gonfio ma il cuore è vuoto. È la divisione, è la divisione! Passa ancora una volta Signore, fermati accanto a noi sull’erba verde. Gioca ancora con noi, dacci la dimensione ludica della vita perché possiamo interpretare questo compito che tu ci dai anche in termini di gioia, felicità. Grazie, Signore, perché questa sera ci fai concludere la giornata qui in questo tempio a ricordare le cose grandi che tu hai fatto, a ripetere qui le prefigurazioni che tu hai dato dell’Eucaristia e ancora una volta hai acceso una luce che indica la direzione verso cui cammina questo sacramento che adesso celebriamo. Questa mensa tornerà a profumare di pane, di forno. Ragazzi, accoglietelo nella mano e quel gesto sappia di offertorio. Sia l’Offertorio. «Benedetto sei Tu o Signore, Dio dell’Universo, dalla Tua bontà abbiamo ricevuto queste mani, fa che diventino il prolungamento della tua misericordia che siano capaci di dividere il pane e di unire la gente». E noi diremo «benedetto nei secoli il Signore». È un gesto di Offertorio, fatelo con una grande liberazione. È una donazione che fate ed è anche un gesto di consacrazione. Forse ragazzi vi prendo alla sprovvista, forse non avete fatto in tempo a lavarvi le mani, ma c’è un rito, quando arriveremo allo «scambiatevi un gesto di pace», c’è una lavanda vicina, la mano del tuo fratello, le tue mani si purificheranno, si consacreranno e sapranno anche di Comunione…”

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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