sostituzioni

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In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. (Mc 1,40-45)

Domenica VI del tempo ordinario, anno B - Curare un lebbroso equivaleva, al tempo di Gesù, a risuscitare un morto. I sacerdoti potevano solo «dichiarare puro» un lebbroso, non «renderlo puro», non erano cioè in grado di curarlo, perché la guarigione della lebbra era riservata a Dio (2Re 5,7). Il racconto del Vangelo di Marco allora si pone davvero come un segno che va oltre la sola guarigione: il lebbroso dead-man-walking torna alla vita sociale reintegrato dopo il lungo isolamento e allontanamento; il lebbroso, ritenuto da tutti maledetto da Dio ora può annunciare quanto Dio ha compiuto per lui attraverso Gesù Cristo.

E così si compie in pienezza il segno: Gesù non poteva più entrare in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte (v. 45). Una sottolineatura forte dall’evangelista per evidenziare uno scambio di residenza/ruolo: prima era il lebbroso che viveva lontano e non poteva entrare nei villaggi, ora è Gesù che ha scelto di vivere nella condizione dei lebbrosi. Ha così mostrato di voler condividere la sorte di tutti coloro che gli uomini considerano «lebbrosi». Si è sostituito. Farà così anche sulla croce, per sempre, assumendo su di sé il carico di dolore dell’umanità angosciata dalla morte: muore, per vincere la morte, per sempre.

Il brano si conclude con l’osservazione: la gente accorreva a Gesù da ogni parte (v. 43). Tutti si accostavano a lui con fiducia, perché egli aveva scelto i lebbrosi, gli ultimi, coloro che erano rifiutati. Sono queste persone che, ancora oggi, istintivamente dovrebbero avvicinarsi alla comunità cristiana, sicuri di essere accolti con dolcezza e accarezzati.

Anche san Francesco ebbe modo di sperimentare delle “sostituzioni”, sin dalla sua iniziale ricerca della volontà di Dio:

«La grazia divina lo aveva profondamente cambiato. Pur indossando ancora abiti secolari, bramava trovarsi sconosciuto in qualche città, dove svestirsi dei propri panni e indossare quelli presi in cambio da qualche povero, per provare lui stesso a chiedere l’elemosina per amore di Dio.
Avvenne in quel torno di tempo che Francesco si recasse a Roma in pellegrinaggio. Entrato nella chiesa di San Pietro, notò quanto fossero esigue le offerte di alcuni e disse fra sé: «Se il principe degli apostoli deve essere onorato con splendidezza, perché costoro lasciano offerte così striminzite nella basilica, dove riposa il suo corpo?». E in uno scatto di fervore mise mano alla borsa, la estrasse piena di monete che, gettate oltre la grata dell’altare, fecero un tintinnio così vivace da rendere attoniti tutti gli astanti per quella offerta così magnifica.
Uscito poi davanti alle porte della basilica, dove stavano molti poveri a chiedere l’elemosina, prese a prestito di nascosto i vestiti di un poverello, che indossò dopo aver deposto i suoi. E stando sulla gradinata della chiesa in mezzo agli altri mendichi, chiedeva l’elemosina in lingua francese. Infatti parlava volentieri questa lingua, sebbene non fosse in grado di usarla correttamente.
Si levò poi quei poveri panni, rindossò i propri e fece ritorno ad Assisi, dove cominciò a pregare il Signore perché guidasse il suo cammino. Insisteva nella preghiera, affinché il Signore gli indicasse la sua vocazione» (Leggenda dei tre Compagni, 10 : FF 1406).

Proseguirà per tutta la sua vita, nel desiderio di conformarsi a Cristo, maestro anche in questo genere di “sostituzioni”.

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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