sguardi francescani – sguardi giovani – sguardi nuovi#6 In treno

Beati invece i vostri occhi perché vedono! [Mt 13,16]

Lo sguardo di Francesco sul mondo è sempre semplicemente “poetico”;
sembra umilmente rifare il reale,
come un bambino quando dà il primo nome alle cose.
Francesco inventa la poesia come nuova «lingua dei fratelli».
                                                                  [BB Francescana, pag. 23]

Treno

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Finalmente siamo saliti in treno.
Abbiamo fatto una corsa dopo l’ultima ora di anatomia,
per riuscire a prendere il regionale veloce delle 16.32,
che significa: poca gente, posti a sedere liberi, a casa un’ora prima.
In pratica il paradiso. In realtà al binario abbiamo dovuto aspettare:
“Il treno regionale veloce 3572 arriverà con un ritardo di 12 minuti.
Ci scusiamo per il disagio”.
Come evitare il solito commento sarcastico: ti pareva…

I quattro ragazzi attraversano un vagone semi-vuoto
e trovano posto attorno ad un tavolino.
Nella fila accanto un ragazza di colore, giovane,
canticchia seguendo la musica nei suoi auricolari,
tutta concentrata solo sullo schermo del suo smartphone,
isolata dal mondo circostante.

Marco si siede accanto a me, e subito si mette a far finta di ballare,
sulle note canticchiate e improbabili.
C’è aria di leggerezza oggi: il semestre è appena iniziato, gli esami sono lontani.

All’improvviso compare nel corridoio un uomo anziano,
la camicia aperta sulla peluria bianca,
l’alito di chi non fa altro che bere,
l’aspetto trasandato di chi non ha qualcuno da amare.

Stiamo scherzando fra noi sul nuovo taglio della prof di oggi,
quando il tipo appena arrivato ci passa accanto.
Lucia si tappa il naso infastidita dall’odore.
Lui si ferma accanto alla ragazza di colore.

“Ehi, ciao! Che bella che sei. Cosa ci fai qui?”.

La ragazza si gira verso il finestrino dandogli le spalle.
Il canticchiare spensierato è diventato ora un’imprecazione sussurrata.

“Posso sedermi qui accanto a te?”.
“Vai via!” alza la voce lei.

L’aria attorno a noi si è fatta improvvisamente pesante.
Marco cerca di riprendere il discorso sui capelli della prof,
cercando di ristabilire il clima, ma io non riesco a staccare gli occhi da quella scena.

Il vecchio attende qualche secondo.
Poi fa per sedersi accanto alla ragazza.

Mi alzo in piedi di scatto: “lasciala stare!”, dico a voce alta, in modo deciso.
Il cuore mi batte forte. Ho paura, anche se non so di che cosa.
Ma non riesco a non reagire.
“Se la tocchi ti taglio le mani!” penso.

In realtà il vecchio è ubriaco e inoffensivo.
Impreca a sua volta, mi manda a quel paese, si allontana barcollando.

Senza pensarci mi giro verso la ragazza, gli faccio un sorriso.
Lei sussurra un semplice “Grazie” sorridendo. E subito torna al suo cellulare.

Qualche minuto dopo stiamo di nuovo scherzando sulla prof.
E io mi porto dentro domande.
Davvero ho alzato la voce così? Davvero ho agito? Pare di sì.
E la cosa più reale che ho impressa negli occhi è lo sguardo sorridente di lei.

«Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio,
perché è l’unico che ho!». [Lc 9,38b]

Chissà Signore se parli della ragazza di colore che canticchia,
o del vecchio ubriaco che non sa controllarsi.
O di me, povero studente, che mi sorprendo tanto di me stesso,
solo per aver fatto una cosa così normale.
Guardaci tutti Signore, e nei tuoi occhi ci sarà il sorriso.

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( … Leggi l’ Introduzione agli Sguardi … )

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Giovani Frati
ARTICOLO DI: Giovani Frati

“Siamo un gruppo di GIOVANI FRATI Francescani Conventuali impegnati nella formazione iniziale, fra lo studio della teologia e le prime esperienze missionarie (in parrocchia, nella Basilica di s. Antonio, in ospedale, in carcere, e in altre realtà sociali). Abbiamo dai 22 ai 47 anni e arriviamo da diverse zone dell’Italia (Triveneto, Emilia-Romagna, Lombardia…), dell’Europa (Francia, Malta, San Marino, Romania, Ungheria) e del Mondo (El Salvador, Ghana, Burundi e Indonesia) e viviamo nel Convento Sant'Antonio Dottore, in via San Massimo, a Padova.”

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