Francesco Solano Casey, frate minore cappuccino

Francesco Solano Casey, frate minore cappuccino

Il primo beato dell’ordine dei frati minori cappuccini degli Stati Uniti d’America: è Francesco Solano Casey, sacerdote della provincia di Calvary, che viene elevato agli onori degli altari dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco, sabato 18 novembre a Detroit. Nella sua spiritualità brillano in modo speciale tutte le virtù care a san Francesco d’Assisi e che i cappuccini hanno saputo reinterpretare e riproporre nelle mutate situazioni del tempo e dei luoghi: umiltà, semplicità, povertà, pazienza, letizia, amore a Cristo e al prossimo. Virtù messe al servizio dell’ascolto e della consolazione.
Bernardo (Francesco Solano) Casey, sesto di sedici figli, nacque a Prescott nel Wisconsin il 25 novembre 1870 da Bernard James Casey e Ellen Elisabeth Murphy, contadini di origine irlandese. Terminate le scuole inferiori, intraprese varie occupazioni: bracciante agricolo, taglialegna, meccanico, elettricista, guardia carceraria, conducente di tram. Di carattere forte e volitivo, era dotato di un profondo spirito altruistico e di una piacevole dose di buonumore. Nel 1892, all’età di ventidue anni, entrò nel seminario diocesano di Milwaukee e non essendo in grado di pagare la retta intera, s’impegnò a fare il barbiere fra i suoi compagni. A causa della sua non più giovane età e di una scarsa preparazione di base, incontrò grandi difficoltà negli studi, tanto che dopo cinque anni di seminario i superiori gli consigliarono di abbandonare l’idea del sacerdozio suggerendogli di farsi religioso. Bernardo accettò il loro consiglio in umiltà e fiducia, pregando il Signore di indicargli la sua volontà. Il frate minore Eustachio Vollmer lo incoraggiò a presentarsi a un convento di frati minori o di cappuccini, indicazione quest’ultima che non trovò Bernardo molto entusiasta. Tra i cappuccini, infatti, si parlava per lo più tedesco, essendo di lingua tedesca i fondatori nel 1857 della provincia di Calvary. E inoltre non lo attraeva il fatto di dover portare la barba per tutta la vita. Tuttavia fece la domanda sia dai frati minori sia dai frati cappuccini. Alla vigilia della solennità dell’Immacolata del 1896, al termine della novena, comprese che il Signore lo chiamava a entrare tra i cappuccini di Detroit. Il 14 gennaio 1897 iniziava così il suo noviziato nel convento di San Bonaventura, dove riceveva il nome di Francesco Solano.
Concluso il noviziato riprese gli studi di teologia nel seminario dei cappuccini di Milwaukee. Le lingue usate per l’insegnamento, il tedesco e il latino, non gli agevolarono di certo l’apprendimento, ma nonostante questa difficoltà i superiori decisero di ordinarlo sacerdote sulle parole del preside degli studi: «Ordineremo fra Francesco Solano e come prete egli sarà per la gente una specie di curato d’Ars». Il 24 luglio 1904 ricevette così l’ordinazione sacerdotale come “prete simplex”, con la clausola di non confessare e non predicare in pubblico. Limitazione da lui accolta con spirito di fede e grande umiltà.
Subito dopo l’ordinazione sacerdotale iniziò la grande avventura di fra Francesco Solano “prete simplex” o, come lui spesso firma le sue lettere, “homo simplex”, al completo servizio dei frati e della gente più povera e bisognosa che si avvicinava al convento in cerca di aiuto. La prima obbedienza lo portò nella fraternità di Yonkers (1904-1918), come sagrestano e assistente delle donne che curavano il decoro della chiesa. Successivamente fu trasferito a Manhattan, (1918-1924), portinaio e promotore dell’opera serafica delle sante messe per l’aiuto alle missioni dei cappuccini. Questo impegno, che poteva sembrare una semplice registrazione amministrativa, fu trasformato da fra Francesco Solano in promozione alla partecipazione alla messa, all’animazione missionaria e alla necessità di pregare per i defunti. Iscrivendo nel registro il nome del donatore vi annotava anche le sue particolari intenzioni. La gente semplice aveva compreso che fra Francesco Solano non era un funzionario ma uno che li accoglieva, li ascoltava, portava i dolori di tutti nella sua preghiera al Signore. E i frutti non mancarono. Si trovò occupato tutto il giorno ad ascoltare, consolare, istruire, accompagnare tante persone. Dal 1923, su obbedienza del superiore, tenne un registro dove la gente annotava le grazie ricevute, rimarcando che queste erano frutto della preghiera, della partecipazione alla messa, della celebrazione dei sacramenti. Soleva così ripetere ai molti che avevano ricevuto una grazia che «tutto era possibile per chi aveva fede in Dio, nella sua bontà, nella sua misericordia, nell’intercessione della Madonna, il capolavoro di Dio».
Il 1° agosto 1924 fra Francesco Solano riceveva una nuova obbedienza nel convento di San Bonaventura, a Detroit, con l’incarico di aiuto portinaio. Qui rimase fino al 1945. Con l’andare del tempo il campanello della portineria suonava con maggiore frequenza e sempre perché qualcuno chiedeva di parlare con l’aiuto portinaio. È in questo periodo che fu incaricato di presiedere alla funzione di benedizione degli infermi, benedizione detta di san Mauro, con la reliquia della santa croce. Fra Francesco Solano trascorreva anche dieci ore al giorno in portineria, senza mai concedersi una tregua o una vacanza, esercitando il suo apostolato con la buona parola, la carità, la pazienza, la giovialità e l’obbedienza. Nel momento della grande depressione degli anni Venti del secolo scorso, tempo di miseria e di fame per molti, fra Francesco Solano fu destinato a Detroit. Il contatto con la dura realtà di chi non ha da mangiare, lo trasformò, meglio sarebbe dire, lo svelò nel suo tratto più forte: ricevere i poveri alla porta del convento con il più grande rispetto nella sacralità della loro persona. Mai chiese da dove provenissero, se fossero cattolici o no, se avessero un reale bisogno: trattò tutti con compassione e sensibilità dando a ciascuno quanto era dato anche agli altri, senza favoritismi, senza parzialità. In lui il povero trovava l’amico e il confidente, senza la paura di mostrarsi nella propria indigenza o disagio, sperimentando di non essere giudicato né compatito, ma di essere compreso, aiutato e sorretto. Fra Francesco Solano, da parte sua, sapeva bene che quanto poteva dare al povero non era che il frutto di altri, era la carità di altri che passava dalle sue mani, ma non per questo lo inorgogliva o lo faceva sentire padrone dell’altro.
Il 21 luglio 1945 ricevette l’obbedienza di lasciare la fraternità di Detroit e di trasferirsi a Brooklyn (1945-1946). Il trasferimento si era reso necessario per salvaguardare la sua salute. Aveva ormai 75 anni e così i superiori pensarono di ridurgli il servizio trasferendolo alla fraternità di Huntington (1946-1956), luogo tranquillo nella campagna dell’Indiana. La sua salute, però, declinava lentamente e dopo ripetuti ricoveri in un ospedale a Detroit, i superiori ritennero bene trasferirlo definitivamente nel convento di San Bonaventura, dove morì il 31 luglio 1957, all’età di 87 anni.

Carlo Calloni, Postulatore generale dei frati minori cappuccini
Osservatore Romano, 18 novembre 2017, p. 7

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on Twitter0Share on Google+0Email this to someone
Santi Francescani
ARTICOLO DI: Santi Francescani

“Il carisma di Francesco e Chiara non ha mai smesso di "produrre" santità, anche nel nostro tempo: uomini e donne, giovani e adulti, frati, clarisse, francescani secolari, simpatizzanti a vario tipo del francescanesimo, che ancora oggi credono che vivere il Vangelo non solo è possibile. Ma, persino, realizza in pienezza la nostra vita!”

Ancora nessun commento.

Lascia un commento

Registrati
Esegui Login
Messaggero di Sant'Antonio