sguardi francescani – sguardi giovani – sguardi nuovi#3 In aula studio

Beati invece i vostri occhi perché vedono! [Mt 13,16]

Lo sguardo di Francesco sul mondo è sempre semplicemente “poetico”;
sembra umilmente rifare il reale,
come un bambino quando dà il primo nome alle cose.
Francesco inventa la poesia come nuova «lingua dei fratelli».
                                                                  [BB Francescana, pag. 23]

aulastudio

Sento le voci fino a qui. Risuonano alte e concitate fra le mura scrostate di questa aula studio.
Stanno litigando là fuori, oltre i vetri opachi della porta d’ingresso,
vicino alle macchinette del caffè.
Quello di solito è il luogo benedetto della “sacra pausa”,
spazio di ristoro, di risate, di incontro, di respiro largo e disteso,
prima di ributtarsi di nuovo sulle “sudate carte”.

Adesso invece è luogo di scontro, di cuore che batte forte, di parole come spade sguainate,
per farsi male a vicenda, a vedere chi osa di più,
dentro le ferite che prima si sono mostrati a vicenda
lungo questi mesi di vita condivisa.

Marta e Diego stanno insieme da un po’.
Era “sorriso del cuore” vederli scherzare sottovoce al tavolo affianco al mio,
quello vicino alla finestra, dove a sedersi sono più i sognatori-liberi che gli studenti.
Si facevano i dispetti a vicenda fra i libri e i fogli sparsi,
incuranti dell’invidia degli occhi attorno a loro, per la loro felicità.
«Benedetto il vostro volervi bene» pensavo. «Tenete duro, ragazzi!».

Adesso il sorriso è sulle labbra di chi gufava,
di chi sperava che la felicità non toccasse più agli altri che a sé.
Adesso è fastidio nell’espressione del volto di chi attorno a me cerca di studiare sul serio,
e nelle rughe della fronte si legge
«ma quelli possono andare anche a litigare da un’altra parte, no?».
A chi non sa guardare davvero, l’altro dà fastidio comunque,
che rida o pianga non importa.

La voce di lei adesso è più singhiozzo che rabbia.
La voce di lui dura e decisa, come la mano che le stringe il braccio.
Lei apre la porta per rientrare. Dice solo «adesso basta, è finita…».
Sono le uniche parole che tutti sentono distintamente.

Lui molla. Lei si siede al solito posto, vicino alla finestra, sola.
Stavolta però non guarda fuori il sogno di un cielo azzurro:
le lacrime le annebbiano la vista, bagnano i fogli… mi spezzano il cuore.
«Guarda come lo amava»  [Gv 11,36].

Attorno c’è chi sorride compiaciuto,
e ancora chi sbuffa perché ormai ha perso la concentrazione.
Apri i nostri occhi, Signore.

Mi alzo per andare in bagno.
Passando accanto a lei appoggio, senza far rumore,
il mio pacchetto di fazzoletti di carta, a pochi centimetri dal suo braccio.

Quando torno al mio tavolo mi accorgo che il pacchetto è ancora lì, intatto.
Il suo volto è ancora scuro di trucco sbavato,
gli occhi fissi sul libro muto davanti a lei.

«Si vorrebbe essere balsamo per molte ferite»  [Etty Hillesum, Diario]
Rimango a distanza.
Portare insieme un dolore richiede anche
la capacità di stare sulla soglia. Non invadere.

Apri i nostri occhi, Signore.

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Giovani Frati
ARTICOLO DI: Giovani Frati

“Siamo un gruppo di GIOVANI FRATI Francescani Conventuali impegnati nella formazione iniziale, fra lo studio della teologia e le prime esperienze missionarie (in parrocchia, nella Basilica di s. Antonio, in ospedale, in carcere, e in altre realtà sociali). Abbiamo dai 22 ai 47 anni e arriviamo da diverse zone dell’Italia (Triveneto, Emilia-Romagna, Lombardia…), dell’Europa (Francia, Malta, San Marino, Romania, Ungheria) e del Mondo (El Salvador, Ghana, Burundi e Indonesia) e viviamo nel Convento Sant'Antonio Dottore, in via San Massimo, a Padova.”

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