ricettario francescano

ricettario francescano

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6,24-34).

VIII domenica del tempo ordinario, anno A – Secondo il diritto del tempo di Gesù, un uomo poteva servire contemporaneamente due padroni, ma in pratica diventava una cosa impossibile. Arrivava sempre il momento in cui il servo si univa a uno e si staccava dall’altro. Il testo lo afferma secondo il modo di parlare semita: «Odierà l’uno e amerà l’altro» (v. 24a). Partendo da questa immagine, l’alternativa è applicata a Gesù, il quale chiede il cuore umano in esclusiva, e alla ricchezza, a «mammona» (v. 24b), che tende a trasformarsi in un idolo e ad accaparrarsi l’adorazione del cuore. San Girolamo commenta che Gesù non parla di “possedere” denaro ma di “servire”: il denaro può divenire un idolo. Girolamo commenta: «Colui che è schiavo delle ricchezze le conserva come farebbe uno schiavo; ma colui che ha scosso il giogo delle ricchezze, le distribuisce come se fosse un padrone». E’ sempre il tema della scelta decisiva da farsi: odiare-amare; preferire-disprezzare; Dio-il denaro. La relazione è allora quella così “apparentemente illogica” con la beatitudine della povertà (5,3).

La pretesa assoluta di Dio sulla vita dell’uomo può sembrare eccessiva e sono necessari alcuni argomenti per giustificarla. Gesù porta innanzi tutto l’esempio degli uccelli, e poi quello dei gigli e dell’erba del campo. La lezione è chiara: se Dio si prende cura di cose così effimere e passeggere, quanto più si darà pensiero della vita dell’uomo! L’impegno più urgente per l’uomo è cercare Dio e la sua giustizia (v. 33). La vera preoccupazione dell’uomo dev’essere quella di non perdere Dio come Signore, di non desistere dall’essere suo servo.

Chiamati a cercare (nel senso proprio della parola) soltanto i beni del regno (6,24), si è invitati ad abbandonarsi totalmente a Dio-Padre, che già conosce quello di cui abbiamo bisogno. Si afferma così solennemente la paternità divina. Questa fiducia, tuttavia, non esclude, anzi implica, la ricerca attiva del pane quotidiano per sé e per gli altri. Certo i beni materiali sono dati da Dio, ma sono anche prodotti dallo sforzo dell’uomo. «Chi non vuol lavorare, neppure mangi» (2 Tessalonicesi 3,10). Lo sforzo richiesto per la quotidiana sussistenza appare la condizione di ogni vita umana e di ogni assistenza sociale. La tensione verso il regno, come viene descritta in questo brano, è il clima nel quale il cristiano è chiamato a esercitare questo sforzo. Questo testo è alla base della condanna di ogni cultura materialista che, a poco a poco, distrugge i vincoli sociali innanzi tutto perché svia l’uomo dalla ricerca del suo unico tesoro.

Francesco d’Assisi conforma la sua vita al Vangelo, e in queste pagine trova progetti di vita. Proprio nella Regola per i frati che vivono negli eremi troviamo il riferimento più evidente: «E questi [frati che svolgono il ruolo di Maria] abbiano un chiostro, nel quale ciascuno abbia una sua piccola cella, nella quale possa pregare e dormire. E sempre recitino la compieta del giorno subito dopo il tramonto del sole, e cerchino di conservare il silenzio e dicano le ore liturgiche e si alzino per il mattutino, e prima di tutto cerchino il regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6,33). E dicano prima all’ora conveniente…» (FF 137). Ma – sembra – pure i frati che svolgono il servizio di Marta debbano o possano avere delle attenzioni per essere in conformità al dettato evangelico! Che non si angustino per il domani, nemmeno si tratti… di un piatto di fagioli (Specchio di perfezione 19 : FF1702):

«In quello stesso tempo il beato Francesco viveva con i compagni, che aveva allora, con tale purità che osservavano in tutto e per tutto alla lettera il santo Vangelo, e ciò dal giorno in cui il Signore gli rivelò che lui e i suoi fratelli vivessero secondo la forma del santo Vangelo. Proibì quindi al frate che faceva la cucina di porre la sera i legumi a bagno in acqua calda, dovendoli dare da mangiare ai frati nel giorno seguente, come si usa fare; e ciò per osservare la parola del Vangelo: «Non vogliate essere preoccupati per il domani». E così quel frate li metteva a bagno dopo il mattutino, quando già era incominciato il giorno in cui i legumi dovevano essere mangiati. E per lungo tempo parecchi frati in molti luoghi osservarono questa consegna, specialmente in città, non volendo raccogliere o ricevere più elemosine di quelle indispensabili per un solo giorno».

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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