così vicino da non vederlo?

così vicino da non vederlo?

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo:
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!»…
(Mt 3,1-12)

Sulla profezia di Giovanni il Battista e sul suo essere profeta, non c’è nulla da discutere. E’ Gesù stesso che l’ha chiarito dicendo: «Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. [...] In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,9.11).

Giovanni fu il più grande fra i profeti perché poté additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l’annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito.

Nel suo essere profeta, il “dire” di Giovanni si pone su piano di significato che supera persino le attese di Giovanni medesimo. L’appello alla conversione è chiaro e diretto: più che vedervi il significato basato sull’etimologia greca (cambiamento di mentalità) è qui riferito il tema forte dell’Antico Testamento (specie da Geremia in poi) del “cambiamento di direzione”, del ritorno incondizionato al Dio dell’alleanza. Un cammino “nuovo” di esodo verso Dio (cfr. note alla pericope nella Bibbia TOB).

Ma la vera sorpresa è che in questa nuova vicenda non c’è un Dio da raggiungere o una terra promessa da abitare: questa volta è Dio che viene incontro, sono “i cieli” che incontrano la terra. «Il regno dei cieli» non indica infatti che questo regno sia “celeste”, ultraterreno, paradisiaco… ma che Colui che si trova nei cieli regna già ora sul mondo, perché lo visita e lo abita. Alla scuola della riflessione dell’Antico Testamento, l’evangelista Matteo sa che il regno è sempre appartenuto al Signore (Sal 22,29; 103,19; 145,11-13, etc); ma egli vuole annunziare che questo regno di sempre ora è “vicino” agli uomini nella persona di Gesù, che si fa “prossimo” perché Emmanuele, ossia “Dio-con-noi” (Mt 1,23). E’ proprio qui la “buona novella”, la “notizia buona” per l’umanità.

Sembra che anche Giovanni, Battista e profeta, abbia faticato non poco a comprendere il messianismo di Gesù (Mt 11,2ss). Forse nella sua prigionia l’attesa di un regno dei cieli che sovvertisse il regno umano del suo mondo e tempo era urgente e umanamente comprensibile: «Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?» manda a dire a Gesù (Mt 11,3). E la risposta elenca i segni messianici compiuti da Gesù… preludendo a quanto “cielo” sia stato percepito da quanti erano raggiunti da Gesù, la sua parola, i suoi segni di prossimità e compassione.

Da bambino, non lontano da casa mia, correva un ramo ferroviario quasi in disuso. Raramente passava qualche convoglio merci, il cui transito - all’occasione – invadeva la strada ed era presidiato da qualche ferroviere di manovra. Il cartello stradale avvisava del pericolo dei binari: una croce decussata “a X” che mi dicevano chiamarsi “croce di s.Andrea” (non senza un briciolo di orgoglio in quel nome che mi era familiare…). Ma mi restava sempre lo smarrimento: il cartello indicava due linee che si incrociavano… ma arrivato sui binari, le linee dei binari non si incrociavano mica! Mistero! Cammino tra i binari: sono sempre alla stessa distanza… alzi lo sguardo e laggiù, da qualche parte, li vedi incontrarsi…

Qualche anno dopo mi hanno spiegato a scuola la geometria euclidea e il fenomeno della prospettiva. Altri anni dopo ho studiato che – nulla togliendo al genio di Euclide – in altre geometrie non-euclidee le rette parallele si incontrano davvero! Se è così anche nel rigore della scienza, vuoi che sia solo fantasia un Dio che si trova nei cieli (Mt 5,48; 6,9; 7,21) ma visita continuamente il mondo?

«Il beato Francesco sapeva che il regno dei cieli si estende ad ogni località della terra ed era convinto che la grazia divina può essere largita agli eletti di Dio dovunque; aveva tuttavia sperimentato che il luogo di Santa Maria della Porziuncola era colmo di una grazia più copiosa, ed era frequentato dalla visita degli spiriti celesti» (Specchio di perfezione 83: FF 1780).

 

 

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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