R come… rubare!

R come… rubare!

Parrebbe, di per sé, un verbo poco consono alle Sacre Scritture, dove eventualmente troviamo pressanti imperativi a “non rubare”: «Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre» (Lc 18,20; cf. Es 20,15)! Eppure, ci sarà pure un motivo da qualche parte se tra briganti, di qualsiasi razza, nazionalità e confessione religiosa, e sacro ci sia da sempre stato un rapporto per lo meno ambiguo. Insomma, i due mondi si sono spesso sfiorati, reciprocamente condannati, ma mai ignorati. Talvolta rappresentando persino una concreta e del tutto possibile alternativa l’uno per l’altro. Del resto nasciamo e subito dopo rubiamo, o almeno così fecero Adamo ed Eva (Gen 3). E alla fine della storia sarà ancora una volta un ladro ad architettare il furto del secolo, rubando niente di meno che il paradiso stesso e dalle mani direttamente di Gesù: «oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43)! Se il popolo di Israele non si vergogna a mutuare il proprio nome da Giacobbe, famoso per i suoi furti, soprattutto di quello della primogenitura sottratta con perfido inganno al fratello Esaù (Gen 27,1-29), non è che noi cristiani ce la caviamo meglio. Visto che Gesù di sé disse che «io vengo come un ladro» (Ap 16,15; cf. 2Pt 3,10), e del resto finì ucciso come un qualsiasi delinquente. Capiamo bene che la sottolineatura è sull’imprevedibilità, e la conseguente vigile attesa, di questa venuta, ma tant’è.
San Francesco imposta il suo discorso sulla povertà proprio partendo da questo presupposto: niente è nostro, tutto ci è donato. Il vero peccato è perciò “possedere”, cioè non restituire al legittimo proprietario. Insomma, rubare dalla tesoreria di Dio (cf. 2Cel 99: FF 686). Questo, chioserebbe santa Chiara, è «restituire […] il talento moltiplicato» (TestsC 18: FF 2828). È un vanto di Francesco, che pur del “ladroncello” se l’era preso, quella gelida notte, davanti alla porta chiusa del convento della Porziuncola, lui e il suo fido compagno Leone (Fior 8: FF 1836): «Non sono mai stato ladro» (CAss 15: FF 1561)! Ma da perfetto imitatore di Gesù, Francesco non disdegnò di farsi compagno di ladri e briganti, che tra le pagine delle Fonti Francescane abbondano (cf. 1Cel 16: FF 346; 3Comp 62: FF 1475). Quando addirittura non erano gli stessi frati ad essere presi per briganti: «Molti li prendevano per dei ciarlatani o dei pazzoidi, e non volevano riceverli in casa loro per paura che rubassero le loro cose» (3Comp 38: FF 1442). Ci fa forza anche ammettere che almeno una volta frate Francesco si prese però qualcosa, senza né chiederlo al legittimo proprietario né pagarlo in contanti. Insomma, rubandolo. Siamo ai primordi dell’avventura di quel manipolo di penitenti di Assisi, nel riparo improvvisato e precario di Rivotorto. Momenti eroici, fatti anche di fame. Un fraticello si sveglia all’improvviso di notte, urlando per la fame. Anche Francesco evidentemente si sveglia, ma per niente scomposto o scandalizzato dalla debolezza del fratello, appurati i motivi della sua sofferenza, non trova di meglio che organizzare un’improbabile “spuntino di mezzanotte”, a spese dell’uva di qualcun altro (Anper 19: FF 1509; CAss 50.53: FF 1568.1572)!
(Alfabeti improbabili. A zonzo tra Bibbia e Fonti Francescane/51)

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Fabio Scarsato
ARTICOLO DI: Fabio Scarsato

“Fra Fabio Scarsato – Originario di Brescia, frate minore conventuale, è appassionato di san Francesco e francescanesimo, che declina come stile di vita personale e come testimonianza agli altri. È passato attraverso esperienze caritativo-sociali con minori e giovani in difficoltà, esperienze parrocchiali e santuariali nella trentina Val di Non (Sanzeno e S. Romedio), di insegnamento della spiritualità francescana, condivisione di esercizi spirituali e ritiri, grest e campiscuola anche intereligiosi, esperienze di eremo e silenzio. Attualmente vive al Villaggio S. Antonio di Noventa Padovana, ed è direttore editoriale del Messaggero di S. Antonio, del Messaggero dei ragazzi e delle Edizioni Messaggero Padova.”

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