T come… tau!

T come… tau!

San Francesco «nutriva grande venerazione e affetto per il segno del Tau; lo raccomandava spesso nel parlare e lo scriveva di propria mano sotto i biglietti che inviava…» (LegM 4,9: FF 1079; cf. 3Cel 3: FF 828). Come i grandi artisti, anche Francesco si era inventata una sua firma: riconoscibile, che racchiudesse in pochi segni grafici un’intera esperienza e un mondo di passioni. Nella convinzione che, come dicevano i latini, “nomen omen”: il nome che uno porta è il suo stesso destino. E che Francesco non dicesse così per dire, ne è prova l’autografo della Benedizione a frate Leone, conservato nella Basilica di Assisi: «Il Signore benedica te, frate LeTone» (BfL 3: FF 262; cf. FiorCons 2: FF 1907), dove la lettera Tau si insinua nel nome del compagno di Francesco, trasformandone la sostanza stessa (in latino è più comprensibile: da Leo a LeTo, da leone a letizia). Nella cappella della Maddalena, all’eremo reatino di Fontecolombo, un Tau dipinto nell’intradosso di una finestrella tradizionalmente viene attribuito allo stesso Francesco.
Tau è la diciannovesima lettera dell’alfabeto greco (τ). Ma perché proprio questa lettera? È lo stesso Francesco a spiegarcelo, proseguendo la citazione con cui abbiamo iniziato: «…come se tutto il suo impegno consistesse, secondo il detto del profeta, nel segnare il Tau sulla fronte degli uomini che gemono e piangono, convertendosi sinceramente a Cristo». Il profeta è Ezechiele: «Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: “Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano”. Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo. La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono”. Agli altri disse, in modo che io sentissi: “Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!”» (Ez 9,1-8). In realtà, Ezechiele parlava in ebraico, dove la Tau (ת), è l’ultima lettera dell’alfabeto e rappresentava perciò il compimento dell’intera parola rivelata di Dio. In greco, questa lettera diventa la Tau che conosciamo, cara ai cristiani anche per la sua forma che evoca la stessa Croce di Cristo. È perciò il segno dei redenti, di coloro che sono stati avvolti dalla misericordia di Dio: «E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: “Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio”» (Ap 7,2-3). Non ci stupiamo perciò se frate Pacifico «scorse sulla fronte di Francesco un grande segno di Tau» (2Cel 106: FF 693). Né se il Poverello stesso, volendo guarire un uomo, lo fece con «un bastoncino in forma di Tau» (LegM Miracoli 10,6: FF 1326). Ecco da dove viene il tau di legno che molti di noi portano al collo!
(Alfabeti improbabili. A zonzo tra Bibbia e Fonti Francescane/46)

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Fabio Scarsato
ARTICOLO DI: Fabio Scarsato

“Fra Fabio Scarsato – Originario di Brescia, frate minore conventuale, è appassionato di san Francesco e francescanesimo, che declina come stile di vita personale e come testimonianza agli altri. È passato attraverso esperienze caritativo-sociali con minori e giovani in difficoltà, esperienze parrocchiali e santuariali nella trentina Val di Non (Sanzeno e S. Romedio), di insegnamento della spiritualità francescana, condivisione di esercizi spirituali e ritiri, grest e campiscuola anche intereligiosi, esperienze di eremo e silenzio. Attualmente vive al Villaggio S. Antonio di Noventa Padovana, ed è direttore editoriale del Messaggero di S. Antonio, del Messaggero dei ragazzi e delle Edizioni Messaggero Padova.”

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