Chiara e Francesco

Chiara e Francesco

Alla funzione dell’Assunta, nella Cattedrale di San Rufino, tra la folla dei fedeli, nelle file riservate al ceto dei “Maggiori”, devotamente composta nel banco di famiglia, vi era una fanciulla di sedici anni, del nobile casato degli Offreduccio, di nome Chiara.
Era quella degli Offreduccio una stirpe molto radicata nella vita politica e sociale di Assisi. Quando i Popolani con la loro ribellione s’impadronirono del potere della città, essi ripararono, insieme con altri nobili, nella vicina Perugia.
Qualche anno dopo Assisi e Perugia strinsero un trattato di pace ed i nobili ritornarono nella loro città d’origine. Chiara aveva circa dodici anni quando con le sorelle più giovani, Agnese e Beatrice, fece ritorno a casa. Orfane premature del padre Feverone, le sorelle Offreduccio trascorsero la loro adolescenza sotto l’autorevole tutela dello zio Monaldo e crebbero costumate, vigilate negli studi e amorevolmente educate ai principi cristiani dalla nobile madre Ortolana.
Nell’atmosfera sacrale della Cattedrale di San Rufino, nel giorno dell’Assunzione al Cielo della Madre di Cristo, quella giullesca, ispirata predica di Francesco dovette trasmettere nei sentimenti della giovinetta Chiara una carica emotiva tale da infervorare il suo spirito cristiano tanto da volersi accostare alle “verità vitali” di quel giovane figlio di mercante, che aveva intrepido, in libertà di spirito, intrapresa l’evangelica imitazione di Cristo e di cui, più volte ne aveva sentito parlare nella famiglia e nel suo ambiente.
Fu così che, con l’aiuto del cugino Rufino, ed accompagnata da Bona di Guelfuccio, sua amica del cuore, Chiara e Francesco iniziarono ad incontrarsi segretamente tra i cerri della Porziuncola. Nei loro approcci, pregni di eros mistico, Francesco le parlava della povertà come conquista, della castità come virtù, della grazia di poter amare il Signore, del dono di poterlo servire. Dalla predica dell’Assunta erano ormai passati due anni ed era quello il tempo in cui per la diciottenne Chiara la famiglia stava predisponendo, come era costumanza in quell’epoca, il matrimonio con un giovane di pari rango nobiliare.
Ma Chiara era tanto innamorata degli ideali di povertà evangelica che lasciò dietro di sé e per sempre gli agi della sua casa paterna, per unirsi a Francesco e alla fratellanza e sposarsi felicemente a Cristo. La notte della domenica delle Palme, accompagnata da Pacifica, sorella di Bona, fuggì di casa, diretta alla Porziuncola dove Francesco l’attendeva.
Nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli, sotto l’effige della Madonna, al cospetto della fratellanza, Chiara pronunciò i voti di povertà, castità e obbedienza; Francesco le recise i capelli e la rivestì del saio dei Minori. Dopo il rito della vestizione, Chiara fu accompagnata dalle monache benedettine di San Paolo a Bastia e dopo qualche giorno, traslocò a San Paolo in Panzo, altro convento benedettino. Poco dopo anche Agnese fuggì di casa e si unì alla sorella.
Francesco voleva, come Chiara, per queste donne una dimora propria, che non appartenesse ad altri ordini monacali. Il vescovo Guido, in previsione di nuove adesioni, che vennero copiose,  destinò loro la Chiesa di San Damiano. Anche per le “povere dame”, come per i frati, l’imperativo era quello di vivere secondo il Santo Vangelo; la loro quotidianità era raccolta nel motto: preghiera e lavoro.
(da “Nacque al mondo un Sole” di Nicola Savino/12)

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Nicola Savino
ARTICOLO DI: Nicola Savino

“Nicola Savino, classe 1953, Sociologo presso la Regione Campania, s’interessa prevalentemente delle dinamiche demografiche e delle politiche attive del lavoro. È autore di numerosi saggi, opere di narrativa e sillogi di poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni: Nacque al mondo un Sole (Robin Edizioni, 2011), La Battaglia di Poitiers. La causa santa e l’arte della guerra (Robin Edizioni, 2014); è in coso di stampa La Vendetta della natura e la grande moria, che chiude la trilogia “Flashback sull’Evo di Mezzo”.”

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