Un tuffo al cuore. Quando la Parola ci supera. Ma non ci abbandona.

Un tuffo al cuore. Quando la Parola ci supera. Ma non ci abbandona.

C’è sempre da restare in silenzio davanti alla Parola di Dio. Soprattutto in queste ore tragiche e drammatiche che hanno lasciato teste vuote di senso e cuori carichi di domande e angosce.

Ore dopo l’atto violento e sanguinoso a Rouen si cerca di tornare alla preghiera: non solo per abitudine, ma per amore di Dio e per pietà per le vittime e – sì! – anche per gli uccisori. Perché – nonostante tutto quanto accada – torna la parola forte di don Lorenzo Milani: “Io non credo in Dio, sarebbe troppo poco: io gli voglio bene”.

Un tuffo al cuore. Aprendo i libri liturgici, ritrovo la Parola di Dio offerta dalla liturgia quotidiana. Al mattino presto era stata oggetto di ascolto e preghiera con alcuni spunti interessanti… Passano le ore… il lavoro un po’ alienante e meccanico… Le prime tragiche notizie dalla Francia che rimbalzano nei social… Le conferme, i servizi in diretta, la ridda di commenti più o meno pertinenti a caldo, lo sciame di voci del pomeriggio..

Un tuffo al cuore. Sì, lo riconosco: lo steso tuffo al cuore del 26 settembre 1997. Quando dopo il tragico terremoto di Assisi si rilesse la prima lettura della liturgia del mattino lasciandoci noi frati tutti sconcertati e in lutto per il confratello e il postulante annientati dalle macerie: Aggeo 1,15-2,9 «…Chi rimane ancora tra voi che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete? In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi? … coraggio, popolo tutto del paese – oracolo del Signore – e al lavoro, perché io sono con voi… Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. Scuoterò tutte le genti…».

Ora gli occhi e la mente e il cuore tornano tra le linee parallele della Parola di Dio della liturgia del mattino. Quella stessa liturgia che celebrava non più solo ritualmente ma esistenzialmente padre Jacques Hamel nella Chiesa di Saint Etienne a Rouen:

«Dal libro del profeta Geremia -  Il Signore ha detto: «I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, perché da grande calamità è stata colpita la vergine, figlia del mio popolo, da una ferita mortale. Se esco in aperta campagna, ecco le vittime della spada; se entro nella città, ecco chi muore di fame. Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per la regione senza comprendere». Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion? Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi? Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene, il tempo della guarigione, ed ecco il terrore! Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri: abbiamo peccato contro di te. Ma per il tuo nome non respingerci, non disonorare il trono della tua gloria. Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi. Fra gli idoli vani delle nazioni c’è qualcuno che può far piovere? Forse che i cieli da sé mandano rovesci? Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio? In te noi speriamo, perché tu hai fatto tutto questo» (Ger 14,17-22) .

«Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!» (Mt 13,36-43).

Un tuffo al cuore rileggere queste righe di Parola “dopo” la messa “infinita” di padre Jacques, carico di anni, di saggezza, di ministero, di servizio, di amore di Dio e per Dio attraverso i fratelli e sorelle che hanno incrociato la sua esistenza (così come lo stiamo conoscendo in queste ore). Temi biblici diversi che al mattino coloravo di significati esistenziali e spirituali saggi ma generici, ore dopo erano tinti del sangue dei martiri… nel contrasto insopportabile di luci ed ombre che fa serrare gli occhi per non restare accecati dall’odio… e far scendere una lacrima…

Un tuffo al cuore rendersi conto che quella Parola “ordinaria” nella liturgia del giorno non aveva nulla di premonizione per qualcuno, ma che allo stesso tempo sa essere Parola viva pure nei fatti di morte e sangue. E notare che comunque ha in sé germi di speranza ed affidamento: «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro».

Non sono riuscito ancora a capire a che punto della santa messa padre Jacques abbia trovato la sorte di essere sacerdote e vittima come quel Gesù che stava testimoniando e celebrando. Non ho capito se la Parola fosse stata già proclamata oppure se la tragedia consumata la stava narrando in modo nuovo e “rinnovato”… Ma il tuffo al cuore mi dice che non è vero che bisogna andare dove ci porta il cuore, ma invece bisogna portare il cuore ovunque si vada. Soprattutto se in quel cuore arde ancora un pizzico di brace di amore per Dio e per le sue creature.

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Lo scorso 6 giugno padre Hamel, assassinato il 26 luglio in chiesa a Rouen, aveva pubblicato un editoriale sul bollettino parrocchiale. Un appello profetico ad approfittare delle vacanze estive per rendere il mondo più umano con la preghiera e la misericordia.

La primavera è stata piuttosto fresca. Se il nostro morale è stato un po’ a terra, pazienza, alla fine l’estate arriverà. E anche il momento delle vacanze.

​ Le vacanze sono un tempo per prendere le distanza dalle nostre occupazioni abituali. Ma non sono una semplice parentesi. Sono un momento di relax, ma anche di rigenerazione, di incontri, di condivisione, di convivialità.

​ Un tempo di rigenerazione. Ci sarà chi si prenderà qualche giorno per un ritiro o un pellegrinaggio. Altri rileggeranno il Vangelo, da soli o in compagnia, come una parola che fa vivere l’oggi.

Altri potranno rigenerarsi nel grande libro della creazione ammirando i paesaggi tanto diversi e magnifici che ci elevano e ci parlano di Dio.

L’augurio è che possiamo in quei momenti sentire l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, a farne, là dove viviamo, un mondo più caloroso, più umano, più fraterno.

Un tempo di incontro, con familiari e amici. Un momento per prendersi il tempo di vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attenti agli altri, chiunque essi siano.

Un tempo di condivisione. Condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia. Condivisione del nostro aiuto ai figli, mostrando che per noi contano.

Anche un tempo di preghiera. Attenti a ciò che avverrà nel nostro mondo in quel momento. Preghiamo per coloro che ne hanno più bisogno, per la pace, per un migliore vivere insieme.

Sarà ancora l’anno della misericordia. Cerchiamo di avere un cuore attento alle cose belle, a ciascuno e a tutti coloro che rischiano di sentirsi un po’ più soli.

Che le vacanze ci consentano di fare il pieno di gioia, di amicizia e di rigenerazione. Allora potremo, meglio provvisti, riprendere la strada insieme.

Buone vacanze a tutti!.

​Padre Jacques

​(traduzione di Anna Maria Brogi – fonte avvenire.it)

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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