A come… altare!

A come… altare!

La Bibbia, da libro sacro qual è, non può che essere piena di altari. Viene direttamente dalle tavole delle nostre case, e forse anche per questo, per l’allusione a condivisione e relazioni fraterne, diventa da subito l’arredo liturgico più diffuso, in quella ebraica come in tante altre religioni. Il primo di cui si abbia memoria biblica, ad opera di Noè, è quello che sancisce la fine del diluvio universale, sul quale «ogni sorta di animali puri e di uccelli puri» verranno sacrificati in olocausto (Gen 8,20), assieme all’incenso ma su un altare diverso (cf. Es 30; 1Cr 6,34). Cosa, sia detto ad onore dei poveri animali, capiterà assai spesso sugli altari di tutto il mondo, quasi sempre caratterizzati e definiti appunto come “altari del sacrificio”. L’ultimo di cui veniamo a conoscenza, sempre nella Bibbia, è quello di cui ci narra Giovanni: «dall’altare udii una voce che diceva: / “Sì, Signore Dio onnipotente, / veri e giusti sono i tuoi giudizi!”» (Ap 16,7). Nel frattempo l’altare, le cui forme e dimensioni sono dettate da Dio stesso (cf. Es 27) e per il cui servizio verrà incaricata un’intera tribù tra le 12 di Israele, quella di Levi (da cui i “leviti”, i sacerdoti), così atipica che, ricca solamente di Dio, solo essa non avrà parte alla suddivisione della Terra promessa (cf. Es 28; Lv 6-7; Nm 3), diventerà simbolicamente la presenza stessa di Dio in mezzo al suo popolo («Verrò all’altare di Dio, / a Dio, mia gioiosa esultanza»: Sal 43,4), fino ad assurgere a simbolo imprescindibile per gli ebrei. Che attorno ad esso e per esso moriranno o uccideranno (cf. 1Mac 2,24), e che comunque, tornati dall’esilio babilonese, per prima cosa restaureranno (cf. Esd 3,2-3). Ma dopo che l’altare tornò ad essere la tavola attorno alla quale si ritrovavano a celebrare l’eucaristia gli amici di Gesù, inizialmente nel vero senso della parola visto che la celebrazione avveniva nelle case e cioè in cucina, l’altare diventò Cristo. Come proclama bene il Prefazio Pasquale V: Gesù è altare, vittima e sacerdote. Ed è per questo che l’altare delle nostre chiese è il centro, più o meno fisico ma senz’altro simbolico, non solo dell’edificio ma delle nostre stesse celebrazioni eucaristiche. Tant’è che il celebrante lo bacia, come poi bacerà la Parola.
Chissà quante volte Francesco e Chiara avranno guardato all’altare per contemplare il miracolo dell’incarnazione: «Ecco, ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote» (Am 1,16-18: FF 144). Ma due altari sono memorabili nelle Fonti Francescane. Quello di Greccio, nella notte del Natale del 1223, improvvisato sopra una mangiatoia (1Cel 85: FF 469), al quale Francesco servì da diacono. E quello alla cui tovaglia si aggrappò Chiara, nel marzo del 1212, pochi giorni dopo essere scappata di casa per seguire Francesco, nella chiesetta del monastero di S. Paolo delle Abbadesse di Bastia. I parenti contrariati avrebbero voluto riportarsela a casa, ma Chiara si era forse ricordata del Salmo: «Anche il passero trova una casa / e la rondine il nido / dove porre i suoi piccoli, / presso i tuoi altari, / Signore degli eserciti, / mio re e mio Dio» (Sal 84,4)!
(Alfabeti improbabili. A zonzo tra Bibbia e Fonti Francescane/44)

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Fabio Scarsato
ARTICOLO DI: Fabio Scarsato

“Fra Fabio Scarsato – Originario di Brescia, frate minore conventuale, è appassionato di san Francesco e francescanesimo, che declina come stile di vita personale e come testimonianza agli altri. È passato attraverso esperienze caritativo-sociali con minori e giovani in difficoltà, esperienze parrocchiali e santuariali nella trentina Val di Non (Sanzeno e S. Romedio), di insegnamento della spiritualità francescana, condivisione di esercizi spirituali e ritiri, grest e campiscuola anche intereligiosi, esperienze di eremo e silenzio. Attualmente vive al Villaggio S. Antonio di Noventa Padovana, ed è direttore editoriale del Messaggero di S. Antonio, del Messaggero dei ragazzi e delle Edizioni Messaggero Padova.”

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