Opere di misericordia spirituali – Sopportare pazientemente le persone moleste

Siamo giunti al termine di questa settimana che ci ha portati in questo viaggio per rivisitare alcune opere di misericordia spirituali. Oggi ci soffermiamo sul sopportare pazientemente le persone moleste. La vita non ci risparmia una variegata fauna di ospiti inquieti, diciamo pure scoccianti, approcciati per lo più attraverso facili stereotipi: la zingara che ci insegue petulante per estorcerci l’elemosina; l’amico o l’amica che avvia una lunga conversazione telefonica in un momento in cui siamo pressati da urgenze, l’automobilista scortese; i bambini che giocano sotto le finestre impedendoci di riposare; i vicini di casa che litigano a voce alta come fossero in un’isola deserta.

Che cos’è una molestia, in generale? Molestia è tutto ciò che disturba la nostra quiete, riduce la nostra sicurezza, scompagina i nostri piani. Chi, in altre parole, non frequenta la virtù della modestia nelle varie sfumature e declinazioni esistenziali, dalle più quotidiane fino alle molestie più pesanti: i giudizi errati e maligni dati sul nostro operato, l’ingratitudine di chi abbiamo beneficato, lo sparlare noioso e pettegolo del vicinato a spese degli assenti. Insomma, molesto è chi ci provoca sofferenza, fatica, pesantezza: un lavoro extra di sopportazione, cui rinunceremmo ben volentieri per il corteo di sofferenza, disagio, privazione tollerati e accettati senza reagire . Un feroce congiurare contro la pazienza e la resistenza dei nostri nervi, già provati per il normale peso del giorno, rosicchiando il mai infinito capitale di capacità di dominare, per amore di Dio e non solo, noi stessi, i nostri impulsi, le nostre reazioni.

La tradizione sapienziale cristiana ci porta a distinguere tra molestia e molestia. Ci sono molestie che provengono dalla cattiveria umana, altre che sono espressione di maleducazione, altre infine che scaturiscono da strutture sbagliate. Il disturbo dei bambini che giocano, ad esempio, può dipendere dall’assenza di verde pubblico e di spazi per il gioco. Il disturbo dei vicini di casa dipende in buona parte dalle strutture edilizie, progettate all’insegna del massimo risparmio e senza preoccupazione di salvaguardare la privacy.

Il dovere di sopportare non coincide con il martirio. Il primo dovere è di evitare noi le molestie agli altri, assumendo l’abitudine di interrogarci sui riflessi delle nostre azioni. Un secondo dovere è di impegnarci tutti, per creare una città a misura d’uomo e per alzare il senso civico della comunità e il rispetto delle persone. Infine dobbiamo accettare i disagi inevitabili. Le piccole croci che scaturiscono dalla convivenza e dalla diversità ci possono aiutare a maturare in umanità.

Dio stesso dà l’esempio della pazienza. Anche di Dio è detto che «trattiene l’ira, la punizione, perché è benigno, paziente, e vuole portarci al ravvedimento» (Rm 2,4). Come Dio dona a ciascuno di noi il tempo di cambiare, di convertirsi, così anche noi dobbiamo offrire alle persone moleste una nuova opportunità di vivere in pace con tutti, usando pazienza, longanimità, indulgenza.

Il cristiano, infatti, sa bene che, quando è avversato da persone fastidiose o da avvenimenti spiacevoli, si trova nella condizione di partecipare alla croce di Cristo. Per questo è consolato dal Signore. Consolazione che produce in lui la forza della pazienza e accende la speranza, che è la sicura certezza della vita eterna. Si può dire, dunque, che la sopportazione paziente riceve la sua forza e il suo sostegno dalla virtù della speranza.

E come il Signore sopporta le nostre deficienze: tiepidezza, negligenze, imperfezioni e peccati; non vorremo noi tollerare nei nostri prossimi un piccolo difetto? Il punto è che tutte queste cose ci rimandano al vero nucleo della nostra irritazione. Qual è? I nostri stessi limiti che gli altri, ospiti inquieti appunto, ci rispecchiano e ci ricordano. Incontrando i molestatori incontriamo anche gli angoli di noi che non vorremmo né avere, né incontrare, né visitare. In un certo senso allora i molesti possono rivelarsi i nostri più grandi benefattori perché ci fanno il dono di precise conversioni da operare per liberare le nostre più profonde energie di bene da zavorre di immaturità, di pretenziosità, di autoreferenzialità, com’è più corretto e aggiornato dire oggi. S. Bernardo diceva che se in una comunità, in una casa, non ci fosse qualche persona fastidiosa da sopportare, bisognerebbe andare a cercarla e pagarla anche a peso d’oro. Tra le molestie da tollerare e compatire vi sono anche i difetti morali più noti del nostro prossimo. Se qualche infelice, diceva San Paolo ai Galati, cadesse per sua disgrazia, in qualche peccato, voi, che fate professione di pietà, non fate le meraviglie, abbiatene compassione con spirito di carità e di dolcezza: guardate, se potete, ricondurlo sul retto sentiero. Sì siamo tutti peccatori; se non cadiamo in certi peccati in cui cadono i nostri simili, è solo perché Dio ci tiene la mano sul capo e non ce lo permette. Del resto, se Dio ci abbandonasse alla miseria del nostro nulla, saremmo anche noi capaci di commettere tutte le mancanze che vediamo negli altri, senza eccezione alcuna.

Concludo, a questo proposito, ricordando una ultimo insuperato passaggio del magistero spirituale di Francesco d’Assisi, preso dalle sue Ammonizioni (Am XI).

CHE NESSUNO SI LASCI GUASTARE DAL PECCATO ALTRUI

Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo di tale peccato, il servo di Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per sé come un tesoro quella colpa. Quel servo di Dio che non si adira né si turba per alcunché , davvero vive senza nulla di proprio. Ed è beato perché non gli rimane nulla, e rende a Cesare quello che e` di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

La pazienza ci permette di non appropriarci delle mancanze o molestie altrui e ci permette quindi di vivere davvero liberi, senza appesantirci nemmeno del fastidio che, al massimo, può segnalarci un nostro spazio e una nostra opportunità di miglioramento.

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Paolo Floretta
ARTICOLO DI: Paolo Floretta

“Fra Paolo Floretta è francescano conventuale. Laureato in filosofia e psicologia, è specializzato in psicoterapia. Ha lavorato al Messaggero di sant’Antonio, seguendo per alcuni anni lo sviluppo del web e il suo uso in chiave pastorle. Ha insegnato presso la Facoltà Teologica del Triveneto e si occupa di formazione e accompagnamento psicoterapeutico. Sta concludendo la specializzazione in teologia spirituale. Con don Marco Sanavio ha pubblicato Webpastore.it (EMP 2010).”

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