cenere parlante

cenere parlante

«Tradizione è conservare il fuoco, non adorare le ceneri»: non è un detto biblico, ma una profonda e salace riflessione attribuita al musicista Gustav Mahler. Indica chiaramente la priorità al progetto di custodire un fuoco, alimentandolo con pazienza e premura, perché ciò che è stato consegnato della storia (tradizione, da tradere – consegnare) e da chi ci ha preceduto non sia necessariamente conservato nella sua forma originale, ma possa continuare a produrre fuoco buono che scalda e da luce, per noi e per chi verrà…

Dunque le ceneri non vanno adorate. Ma nemmeno ignorate o svalutate. Sono sempre testimonianza di una passione che ha tenuto acceso un fuoco finché ha potuto, finché si è consumata dopo aver ”acceso” altra legna che prosegue la medesima passione per il fuoco.

Anche oggi – mercoledì delle ceneri – la liturgia di apertura della quaresima rifugge da qualsiasi tentazione di suscitare sentimenti di devozione per le ceneri in sé, ma utilizza in modo creativo il simbolo di ciò che resta dopo aver alimentato un fuoco. Testimoni di una essenzialità pulviscolare, che un alito di vento potrebbe disperdere… nutrendo però la terra.

«Abito di sacco e capo cosparso di cenere» sono segni penitenziali per eccellenza nella narrazione biblica (Dn 9,3; Ez 27,30; Ger 6,26; Gn 3,6; Is 58,5. 61,3; Lam 2,10; Gb 42,6; Sir 17,32; Est 4,1; Gdt 4,11; Lc 10,13; Mt 11,21).

Segni familiari all’esperienza di Francesco d’Assisi.

Nell’abito di sacco, tela grezza, incolore o cinerina… che a forma di croce Tau deve rivestire il suo corpo e quello dei suoi fratelli “Penitenti di Assisi”.

Nella  «sorella casta» cenere (FF 1414) spesso compagna di situazioni di vita di Francesco, come giaciglio (FF 647) ma anche come condimento per gli alimenti (FF 1086; 1348; 2688) !

Pugno di cenere che “parla” nella celebre predica silenziosa di Francesco alle sorelle in San Damiano (FF 796). Implorato insistentemente da frate Elia, Francesco si recò là per predicare a Chiara e alle sue sorelle: «Quando furono riunite come di consueto per ascoltare la parola del Signore, ma anche per vedere il Padre, Francesco alzò gli occhi al cielo, dove sempre aveva il cuore e cominciò a pregare Cristo. Poi ordinò che gli fosse portata della cenere, ne fece un cerchio sul pavimento tutto attorno alla sua persona, e il resto se lo pose sul capo. Le religiose aspettavano e, al vedere il Padre immobile e in silenzio dentro al cerchio di cenere, sentivano l’animo invaso da grande stupore. Quando, a un tratto, il Santo si alzò e nella sorpresa generale in luogo del discorso recitò il salmo Miserere. E appena finito, se ne andò rapidamente fuori». Tommaso da Celano ricorda che tutte le sorelle scoppiarono in pianto: «col fatto aveva insegnato loro a stimarsi cenere, e inoltre che il suo cuore non provava altro sentimento a loro riguardo che non fosse conforme a questo pensiero».

Se ci fosse stata la parola di Francesco avrebbe risuonato nel luogo; forse qualche stralcio sarebbe rimasta nella memoria delle sorelle. Ma quella cenere invece “parlò” e continuò a parlare anche dopo la dipartita di Francesco… e continua a “parlare” dopo otto secoli.

Proviamo a interrogare e a far parlare le ceneri che oggi scendono sul nostro capo…

 

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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