Se vuoi… puoi!

Se vuoi… puoi!

La liturgia di oggi ci propone il brano di Mc 1,40-45, in cui un lebbroso, un uomo impuro, una persona senza possibilità di relazione e di comunione, né con Dio né con gli uomini, trasgredisce le regole, si avvicina a Gesù e gli dice: «Se vuoi, puoi purificarmi!» (Mc 1,40)
È bellissimo l’accostamento del “se vuoi” e del “puoi”: da una parte il lebbroso lascia a Gesù tutta la libertà di scegliere, non è una pretesa la sua, ma un desiderio. Dall’altra parte il “puoi” esprime tutta la fiducia che quest’uomo pone in Gesù, sa che può fare quello che gli sta chiedendo. Gesù, mosso dalla compassione, stende la mano, tocca il lebbroso e gli dice: «Lo voglio, sii purificato» (Mc 1,41) e mi piace pensare che queste parole siano state pronunciate con grande tenerezza. Quest’uomo viene così guarito e può ritornare a vivere, ad avere relazioni, a non sentirsi più escluso.

Questo brano mi fa subito pensare all’esperienza di Francesco, che all’inizio del suo Testamento dice: «Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo» (Test 1-4. FF 110). Le Biografie ci raccontano della ripugnanza che Francesco prova nei confronti dei lebbrosi, ma l’incontro con uno di loro, viene letto, alla fine della vita, come un dono. Il lebbroso è, per Francesco, l’altro massimamente temuto, eppure il Signore gli dona di “usare misericordia” e questo produce in lui un cambiamento che è totale: “ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo”. Francesco si lascia attraversare da questa prossimità difficile, muore a se stesso e sperimenta una dolcezza.

Mi piace pensare che neanche per Gesù, in quanto uomo, sia stato facile stendere la mano e toccare il lebbroso, ma si è lasciato guidare dalla compassione e, forse, incoraggiare da quel “puoi” e questo ha permesso a un uomo di ritornare alla vita. Così Francesco, già “visitato” dal Signore, si rende conto che “se vuole”, cioè se si lascia condurre da Lui, “può” avvicinarsi a chi gli fa provare tanto ribrezzo e così permettere all’altro di sentirsi ancora persona amabile e a se stesso di fare un’esperienza quasi di risurrezione.

Il Signore ci doni oggi il coraggio di fermarci e chiederci se, in questo momento della nostra vita, c’è qualche “lebbroso” a cui facciamo fatica ad avvicinarci e a chiamarlo per nome (potrebbe anche essere il nostro stesso nome). Sia Lui a “plasmare” il nostro cuore, a renderci capaci di “usar misericordia” con lui/lei e a donarci di capire come possiamo “toccarlo” per fargli fare esperienza dell’amore misericordioso di Dio e, nello stesso tempo, lasciarci toccare, attraversare da questa prossimità difficile, per poter gustare la dolcezza di questa esperienza.

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Raffaella Cavalera
ARTICOLO DI: Raffaella Cavalera

“Sono sr. Raffaella Cavalera, religiosa delle Suore francescane missionarie di Assisi (sfma). Amo il mare e il sole della terra salentina da cui provengo. Sono “in missione” nel profondo Nordest, spesso grigio e nebbioso, ma tanto affascinante, precisamente a Padova-Camin, dove sto studiando per la licenza in Teologia spirituale, presso la Facoltà Teologica del Triveneto. Sono impegnata nella pastorale giovanile della mia famiglia religiosa e in collaborazione con i frati minori conventuali. Con gioia vivo questo servizio accanto ai giovani: sono per me un grande dono e mi permettono di trasmettere quanto vivo nella mia esperienza di Dio e apprendo grazie allo studio. Mi piace leggere, tenermi informata e attualmente curo con passione il blog sfma “Volere unicamente Dio”, dedicato alla pastorale giovanile.”

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