«gli occhi di tutti erano fissi su di lui»

«gli occhi di tutti erano fissi su di lui»

«Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola…» (Lc 1,1) […] «(Gesù) riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca…» (4,21ss).

Nel brano evangelico di questa domenica (che vede giustapposte liturgicamente due pericopi distinte del Vangelo secondo Luca, l’incipit 1,1-4 e l’inizio del racconto di Gesù nella sinagoga di Nazareth 4,14-21) emerge come elemento di continuità il segno degli “occhi”. Gli occhi che videro le vicende di Gesù, gli occhi di chi diviene testimone oculare e diventa fonte informativa per l’opera di “ricerca accurata” di Luca. Ancora, gli occhi “fissi su Gesù” nella sinagoga dopo che lui ha proclamato la pagina di Isaia.

Troveremo ancora tanti “sguardi” nella narrazione lucana. Qui solo alcuni accenni.

Gli occhi di Gesù che salgono al cielo prima di proclamare le beatitudini (6,20) e ancora prima di recitare la benedizione sui pani, spezzarli e darli ai discepoli perché li distribuissero alla folla (9,16). Gli occhi del pubblicano nel tempio che non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» (18,13) e tornerà a casa giustificato. Gli occhi di Gesù che vedono nel tempio (21,1ss) i ricchi lasciare laute offerte, ma soprattutto che “vedono” la verità della vedova «che ha gettato tutto quello che aveva per vivere». Gli occhi di Gesù reso cieco dalla violenza umana: «gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: “Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?”» (22,63).

Il segno messianico di dare «ai ciechi la vista» elencato nel testo di Isaia che Gesù legge nella sinagoga; la guarigione del cieco di Gerico (18,35ss): «E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio».

Tornano gli occhi indistinti della folla nel momento drammatico della crocifissione: «il popolo stava a vedere» (23,50). Tra di loro, solo gli occhi di un pagano – il centurione – che «visto ciò che era accaduto dava gloria a Dio dicendo: “Veramente quest’uomo era giusto”» (23,47).

Persino Clèopa e il suo misterioso compagno diretti a Emmaus hanno «i loro occhi impediti a riconoscere» il Risorto che gli si fa compagno di strada: ma quando il misterioso pellegrino «prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero» (24,30-31).

È Gesù stesso a dare una chiave di interpretazione tra questi sguardi di diversa intensità e profondità: «Nessuno accende una lampada e poi la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio, ma sul candelabro, perché chi entra veda la luce. La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se dunque il tuo corpo è tutto luminoso, senza avere alcuna parte nelle tenebre, sarà tutto nella luce, come quando la lampada ti illumina con il suo fulgore» (11,33-36).

In san Francesco la lezione pare aver sortito l’effetto sperato se Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda Maggiore ci racconta che «per trarre da ogni cosa incitamento ad amare Dio, Francesco esultava per tutte quante le opere delle mani del Signore e, da quello spettacolo di gioia, risaliva alla Causa e Ragione che tutto fa vivere. Contemplava, nelle cose belle, il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto. […] Cristo Gesù crocifisso dimorava stabilmente nell’intimo del suo spirito, come borsetta di mirra posta sul suo cuore; in lui bramava trasformarsi totalmente per eccesso e incendio d’amore. […] Certo il servo di Dio era infiammato da un affetto ardentissimo verso Cristo; ma anche il Diletto lo contraccambiava con grande amore e familiarità , tanto che gli sembrava di sentirsi sempre presente il Salvatore davanti agli occhi, come rivelò una volta lui stesso ai compagni in confidenza» (FF 1162-1163).

Solo così un cieco – come Francesco negli ultimi giorni della sua vita – può comporre un luminosissimo testo come il Cantico di frate sole.

Per le strade, nei tavoli dei ristoranti e fast food… tanti occhi “fissati” su smartphone, tablet, monitor, mega-schermi ultrapiatti e iper-fedeli nel “riprodurre la realtà”… Eppure “la realtà” è appena oltre quegli schermi…

Che sia tempo di ri-educarci a incrociare con i nostri occhi sguardi e storie?

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Andrea Vaona
ARTICOLO DI: Andrea Vaona

“fr. Andrea Vaona - francescano conventuale, contento di essere frate. Nato sul limitare della laguna veneta, vive in città con il cuore in montagna, ma volentieri trascina il cuore a valle per il servizio ministeriale-pastorale e quello di insegnante di storia ecclesiastica in "Facoltà teologica del Triveneto" e nell’ "Istituto Teologico S.Antonio dottore" a Padova. Scrive (poco) e legge (molto). Quasi nativo-digitale, ha uno spazio web: frateandrea.blogspot.com per condividere qualche bit e idea.”

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