Tre regali per Natale/3. Triduo in preparazione al Natale

Tre regali per Natale/3. Triduo in preparazione al Natale

Terzo regalo di Natale.
Avete paura di un cambiamento che sta avvenendo o che dovete fare? C’è qualcosa di nuovo che sentite dentro ma che temete? Fate fatica ad operare un passaggio, un cambio, che provoca dolore e sofferenza? Vorreste che fosse già avvenuto mentre ci siete ancora dentro?
Il regalo è Gesù Bambino: il coraggio del nuovo.
Natale vuol dire nascere. Quando nasce un bimbo la vita cambia, tutto diventa nuovo e diverso.  Non si è mai più come prima. Gesù è il simbolo del nuovo.
La sua vita sarà novità: una nuova immagine di Dio, un nuovo modo di credere, un nuovo modo di rapportarsi con le persone e con gli ultimi, un nuovo modo di chiamare Dio, Abbà, Papà, (cf. Gal 4, 6), tutto è nuovo, tant’è vero che vangelo vuol dire buona notizia.
Il nuovo è così: è sempre diverso dalle nostre idee e dalle nostre aspettative. Per questo c’è bisogno di coraggio, c’è bisogno di non rimanere fossilizzati e di essere elastici, essere aperti al nuovo.
Nel Natale possiamo contemplare come l’impotenza di Dio si concentra in un bambino.
Questo mistero di abbassamento, di kenosis, è ciò che affascinò san Francesco, tanto da chiedere, nella notte del Natale 1223, di potere «in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello», celebrando l’Eucaristia sul presepio preparato dal Santo e dal suo amico Giovanni (1Cel 84: FF 466-468). Sì, dove ci sono uomini e donne che accolgono nel loro cuore il mistero del Natale e lo splendore interiore che viene dal «Bambino di Betlemme», là è possibile il Natale e in qualsiasi giorno dell’anno; è possibile che Gesù, «dimenticato», per mezzo loro risusciti «nei cuori di molti» e si imprima «profondamente nella memoria amorosa», come accadde in quella memorabile notte del Natale a Greccio, per mezzo di Francesco. È questo ciò che celebriamo a Natale: un Dio che si abbassa e pianta la sua tenda in mezzo a noi. Questo è lo stile dell’incarnazione. Questo è il modo scelto dal Figlio per essere la luce di tutti gli uomini e la gloria del popolo di Israele: un Dio che si fa piccolo e indifeso.
Natale ci chiede di servire tutto l’uomo in ogni uomo, la dignità di ciascuno nella giustizia per tutti, il domani di ognuno nella pace per tutti. Il sì alla dignità della persona è allora il no alla violenza, alla guerra e alla sua potenza di distruzione, è il rifiuto della legge della forza perché si riconosca sempre la forza della legge. Natale ci ricorda che non ci sarà pace senza giustizia, senza volontà di dialogo con tutti, senza perdono richiesto e offerto a tutti.
Il sì di Dio all’uomo si rivela così a Natale anche come il sì alla vita: questo sì alla vita di ogni essere umano, in ogni sua fase e in ogni sua espressione, di fronte a una cultura della morte che sembra volersi fare strada nelle coscienze. Se Dio ci ha dato la vita, chi ha il diritto di togliercela al di fuori di Lui, che solo sa qual è per ciascuno il bene più grande? Se Lui ha detto sì alla nostra vita facendola sua, chi può arrogarsi il diritto di togliere la vita a sé o ad un altro?
Se il Figlio di Dio è nato, è nato per tutti anche per chi soffre, per chi è ammalato, per chi è alla fine, per chi non ha più speranza, per chi ha i giorni contati, se la vita si è fatta visibile in tutto il suo valore nel Bambino divino, chi è l’uomo per arrogarsi il diritto di decidere anche di un solo istante della vita propria o altrui? Il sì alla vita si offre così a Natale come il sì alla speranza ed alla gioia per tutti: se Dio si è impegnato con gli uomini fino a farsi uno di noi, costruire il futuro dell’uomo vuol dire celebrare la gloria di Dio. Il sì alla vita, è inseparabile da questo sì al domani dell’uomo, nel domani di Dio. Il Bambino che nasce è l’inizio di questo nuovo futuro: accoglierlo, è impegnarsi a rendere più bella e più degna la vita di tutti, e a credere che questo sia possibile, nonostante tutto.
Natale è Dio che si incarna. L’incarnazione quindi esprime la verità che Dio è nascosto, è incarnato nelle persone e nelle situazioni, nei fatti e nella storia. Dio non si vede, si riconosce. Allora guardiamoci  attorno perché Lui è qui, nascosto ma presente. Allora anche se siamo un po’ grandi, ancora chiediamo, a Dio che si fa Bambino un regalo, un dono, per tutte le nostre situazioni di vita.
A tutti Buon Natale!

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Alberto Origgi
ARTICOLO DI: Alberto Origgi

“Fra Alberto Origgi – frate minore conventuale. Da grafico pubblicitario, ad agricoltore, a frate francescano poi, per trafficare nella vigna del Signore ed essere a servizio del Regno di Dio. È passato attraverso esperienze parrocchiali, caritativo-sociali con persone con handicap, condivisione di esercizi spirituali, ad esperienze in chiese conventuali. Laudato sii, mi Signore, per quelle parole di San Francesco che sento profondamente mie e che mi lacerano e feriscono il cuore: “Iniziamo fratelli a servire e a fare il bene perché finora abbiamo fatto poco o nulla!”.”

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