Z come… zelo

Z come… zelo

Sentiamo cosa recita il dizionario a tal proposito: «1. impegno costante e diligente nell’agire, nel perseguire un fine: lavorare, studiare con zelo | (iron.) impegno eccessivo, ostentato; 2. entusiasmo, fervore con cui si segue un’idea o ci si adopera per una causa: zelo religioso, patriottico». Assolutamente chiaro: ci dice di una persona che con impegno, dedizione, fantasia, passione, senza risparmiarsi né energie né tempo, tenta o almeno si propone di vivere, nel nostro caso specifico, la sua relazione con Dio: «uno zelo ardente mi consuma» (Sal 119,139)!
Certo, sembra proprio che per avere zelo bisogna avere un buon… motivo. Bisogna crederci davvero: la persona o la causa per la quale ci stiamo impegnando per la nostra vita, deve sul serio essere importante per noi. Deve averci riempito il cuore e la mente. Altrimenti scadiamo a semplici esecutori, opportunisticamente impegnati fin tanto e per quanto ci conviene in qualche modo.
Così era san Francesco: «Era solito ricercare con singolare zelo la via e il modo per servire più perfettamente Dio, come a lui meglio piace» (LegM 12,2: FF 1205). Zelo che si esprime, e trova un aspetto di verità e concretezza, già a partire dal restauro della chiesetta di S. Damiano: «Animava tutti, con grande zelo, a restaurare quella chiesa» (2Cel 13: FF 599). Come del resto per la povertà, al momento della morte facendosi deporre nudo sulla nuda terra: «Tutto questo egli aveva compiuto per lo zelo della povertà, che lo spingeva a non avere neppure l’abito, se non in prestito da un altro» (LegM 14,4: FF 1240). Altrettanto ne aveva per i suoi frati e per la loro perfezione (2Cel 208: FF 797), e per tutti gli uomini: «Si sentiva anche trafitto dal fervore dello zelo per le anime, e insieme con il crocifisso Signore sentiva la sete di salvare tutti i redenti» (Legm 7,1: FF 1384). Al punto che «istigato dallo zelo della fede di Cristo e dal desiderio del martirio, andò una volta oltremare con dodici suoi compagni santissimi, ritti per andare al soldano di Babilonia» (Fior 24: FF 1855).
Lo stesso zelo, e la stessa vita per nulla tranquilla, che caratterizzava gli antichi uomini di Dio: Elia all’Oreb, «pieno di zelo per il Signore» (1Re 19,10), Mattatia, che «arse di zelo» (1Mac 2,24), Fineès, «il terzo nella gloria, / per il suo zelo nel timore del Signore, / per la sua fermezza quando il popolo si ribellò, / per la bontà coraggiosa della sua anima; / egli fece espiazione per Israele» (Sir 45,23), Paolo, «pieno di zelo per Dio» (At 22,3), ma anche l’anonimo salmista, che prega: «Perché mi divora lo zelo per la tua casa, / gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me» (Sal 69,10).
Ma, sorprendentemente, all’origine di qualsiasi zelo umano, fosse di Francesco o dei profeti biblici, ci sta niente di meno che lo zelo dello stesso Dio, «avvolto di zelo come di un manto» (Is 59,17), anch’egli ugualmente schierato completamente dalla nostra parte e a nostro favore: «lo zelo del Signore farà questo» (2Re 19,31)! «Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone» (Tt 2,14).
(Alfabeti improbabili. A zonzo tra Bibbia e Fonti Francescane/20)

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Fabio Scarsato
ARTICOLO DI: Fabio Scarsato

“Fra Fabio Scarsato – Originario di Brescia, frate minore conventuale, è appassionato di san Francesco e francescanesimo, che declina come stile di vita personale e come testimonianza agli altri. È passato attraverso esperienze caritativo-sociali con minori e giovani in difficoltà, esperienze parrocchiali e santuariali nella trentina Val di Non (Sanzeno e S. Romedio), di insegnamento della spiritualità francescana, condivisione di esercizi spirituali e ritiri, grest e campiscuola anche intereligiosi, esperienze di eremo e silenzio. Attualmente vive al Villaggio S. Antonio di Noventa Padovana, ed è direttore editoriale del Messaggero di S. Antonio, del Messaggero dei ragazzi e delle Edizioni Messaggero Padova.”

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