B come… bicchiere!

B come… bicchiere!

I frati, girovaghi per il mondo, avranno più facilmente usato le mani “a coppa” per dissetarsi a torrenti e fontane. È un gesto “antico”, di cui anche la Bibbia testimonia a proposito dei soldati di Gedeone (per diminuirne il numero, Dio gli propone di farli scendere ad un fiume, e di entrare in guerra contro i Madianiti solo coi trecento che «lambirono l’acqua portandosela alla bocca con la mano»; Gdc 7,1-8), che talvolta capita anche a noi di compiere magari a zonzo per i monti.

Eppure i frati conoscevano sicuramente i bicchieri di vetro, che Francesco disdegna come segno di eccessivo lusso sulla tavola dei frati anche a Natale (CAss 74: FF 1602) o Pasqua che sia (2Cel 61: FF 647), a Greccio. Ma se non usavano solitamente bicchieri, certamente avevano tazze o coppe di varia foggia e materiale (che ci immaginiamo soprattutto di terracotta o legno; 3Cel 28: FF 851). Ce n’era almeno una anche quella volta, sul colle, allo spuntino con Madonna Povertà: «Ed ecco fu portata una sola scodella piena d’acqua fresca» (SCom 62: FF 2021). Mentre un «vasculum», un vasetto d’acqua, usarono una volta i frati per dissetare una piccola nidiata di pettirossi, che si erano abituati a ricevere il cibo dalle loro stesse mani. Fino a che, un uccellino più egoista degli altri, cominciò a “fare il prepotente”, e, come predisse Francesco, «vi morì annegato», e «non si trovò gatto o bestia che osasse toccare il volatile maledetto dal santo» (2Cel 47: FF 633). Forse perché la beatitudine evangelica prevede piuttosto solo la possibilità del «bicchiere d’acqua» donato all’assetato? Una delle azioni, semplici, persino banali, assieme a vestire gli ignudi, visitare ammalati e prigionieri, sfamare gli affamati e accogliere gli stranieri, su cui verterà il giudizio finale (Mt 25,31-46)? Così semplici perché nessuno possa dire che sono troppo difficili per le sue possibilità? Per non essere accusati di tenere pulito solo «l’esterno del bicchiere» (Mt 23,25)?

Francesco potrà sperimentare a proprio vantaggio come questo comandamento al “prendersi cura”, “preoccuparsi di”, “farsi vicino a”, è valido sia in cielo che in terra. Tanto che, se non ci pensa l’uomo, ci pensa Dio. E fu quella volta che, ammalato allo Speco di Narni, egli «chiese un bicchiere di vino. Gli fu risposto che vino non ce n’era proprio, per potergliene dare. Allora comandò di portargli dell’acqua e, quando gli fu portata, la benedisse tracciando il segno della croce. Subito diventa vino ottimo quella che era stata acqua pura: ciò che la povertà del luogo non poteva dare, lo impetrò la purità del santo» (Legm 5,2: FF 1367).

Il bicchiere d’acqua condiviso, dato e ricevuto, diventa stimolo alle relazioni e alla fraternità. O magari anche di birra, come erano solito fare i frati in Inghilterra, di sera, attorno al fuoco: « Al momento della conversazione e della bevanda, talvolta vi appendevano una pentola con posatura di birra e ne bevevano tutti, l’uno dopo l’altro, attingendo con l’unica tazza e dicendo ciascuno qualche parola di edificazione» (Eccleston 1,7: FF 2420).

(Alfabeti improbabili. A zonzo tra Bibbia e Fonti Francescane/4)

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Fabio Scarsato
ARTICOLO DI: Fabio Scarsato

“Fra Fabio Scarsato – Originario di Brescia, frate minore conventuale, è appassionato di san Francesco e francescanesimo, che declina come stile di vita personale e come testimonianza agli altri. È passato attraverso esperienze caritativo-sociali con minori e giovani in difficoltà, esperienze parrocchiali e santuariali nella trentina Val di Non (Sanzeno e S. Romedio), di insegnamento della spiritualità francescana, condivisione di esercizi spirituali e ritiri, grest e campiscuola anche intereligiosi, esperienze di eremo e silenzio. Attualmente vive al Villaggio S. Antonio di Noventa Padovana, ed è direttore editoriale del Messaggero di S. Antonio, del Messaggero dei ragazzi e delle Edizioni Messaggero Padova.”

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