La salute che uccide (Lc 17, 11-19)

«Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». Gesù ha un feeling involontario con i Samaritani, disprezzati dagli ebrei. Oggi è Gesù ad attendersi un grazie. Non era certo suo dovere risanare quel gruppo di 10 lebbrosi. Uno solo è tornato, una redemption bassa. Samaritano, per giunta. Il solo che ha capito che la salute non basta. Che il dono, ancorché straordinario, senza ringraziare è sprecare relazioni, prima e più ancora che insultare il bon ton.

Ritornare significa desiderare la relazione con chi ci ha donato qualcosa. Ritornare è riconoscere che qualcosa di veramente importante è successo grazie all’altro. Ritornare è far sbocciare fino agli esiti più belli e imprevedibili l’alchimia di un incontro.

No, la salute, lo star bene non bastano. Sani e isolati si muore comunque. E’ l’illusione della fitness che poi pretenderebbe attenzione imponendola per via estetica. Da dono partecipabile a bellezza potestativa, contundente, isolante.

Non è solo ingratitudine. Il grazie mancato è morte relazionale. Una tragica opportunità di omessa vita piena.

Verso chi hai dei grazie ancora in felice sospeso?

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Paolo Floretta
ARTICOLO DI: Paolo Floretta

“Fra Paolo Floretta è francescano conventuale. Laureato in filosofia e psicologia, è specializzato in psicoterapia. Ha lavorato al Messaggero di sant’Antonio, seguendo per alcuni anni lo sviluppo del web e il suo uso in chiave pastorle. Ha insegnato presso la Facoltà Teologica del Triveneto e si occupa di formazione e accompagnamento psicoterapeutico. Sta concludendo la specializzazione in teologia spirituale. Con don Marco Sanavio ha pubblicato Webpastore.it (EMP 2010).”

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